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Casa

Qual è la temperatura ideale da tenere in casa? Forse è il caso di abbassare il tuo termostato

Ilaria Rosella Pagliaro
01/03/2026 11:37:00

In casa non viviamo mai nello stesso modo: cuciniamo, lavoriamo al computer, ci riposiamo, litighiamo col termosifone che decide di accendersi quando vuole lui. Non stupisce, quindi, che la famosa “temperatura perfetta” sia più un mito che una formula matematica. Eppure c’è una verità che ormai molti tecnici del comfort abitativo, climatologi ed esperti di energia stanno ripetendo: 19 °C non sono un ripiego, ma un nuovo standard di equilibrio.

A dirla tutta, non è un’idea così folle. Il nostro corpo non ha bisogno di vivere in un eterno microclima tropicale. Nei soggiorni più vissuti – quelli dove si pranza, si lavora da remoto, si litiga con la moka – 19-20 °C bastano per stare bene. Nelle camere da letto, dove il metabolismo rallenta e gli spazi si scaldano da soli, 16-18 °C sono persino più salutari. Gli esperti lo ripetono senza mezzi termini: un ambiente più fresco favorisce la qualità del sonno e riduce la proliferazione di muffe e acari. Il che, tradotto, significa respirare meglio.

Il punto è che la casa non è un museo: la viviamo. E quando la viviamo, scopriamo che quel vecchio 22 °C a cui eravamo abituati è spesso più un’abitudine culturale che una reale necessità fisiologica.

Perché abbassare il termostato a 19 °C può farci stare meglio

La prima, evidente conseguenza è il risparmio: un grado in meno può ridurre significativamente il consumo annuo di riscaldamento. Non serve essere ingegneri per capirlo, basta ricordare la bolletta dell’inverno scorso. Ma il risparmio non è l’unica ragione. L’aria troppo calda, soprattutto quando l’umidità è fuori controllo, può peggiorare allergie e irritazioni, rendere gli ambienti pesanti e farci percepire la stanchezza prima del previsto.

A 19 °C, invece, il corpo si autoregola meglio, l’ambiente respira e – cosa più importante – anche la casa vive in condizioni più sane. Meno sbalzi termici, meno sprechi energetici, meno “forni” domestici a ciclo continuo.

Poi c’è un tema che negli ultimi anni ha smesso di essere una moda: la responsabilità ambientale. Ridurre i consumi significa ridurre le emissioni. E ridurre le emissioni significa guardare con meno imbarazzo quelle giornate d’inverno sempre più tiepide, quelle estati ingestibili, quel clima che sembra un gatto isterico. Non serve eroismo: basta che il termostato scenda di qualche tacca.

Il nuovo senso comune

In Italia, la normativa indica 20 °C come riferimento, con una tolleranza tra i 18 e i 22 °C. Quindi sì: chi tiene la casa a 25 °C non ha trovato la “temperatura ideale”, ha solo trovato un modo per far soffrire il suo portafoglio e il pianeta. Molti esperti stanno convergendo su un’idea semplice e decisamente più moderna: il comfort non sta nella quantità di calore, ma nella qualità dell’ambiente che creiamo.

E un ambiente equilibrato può tranquillamente fermarsi intorno ai 19 °C, a patto di: avere un buon isolamento, regolare l’umidità, differenziare le temperature delle stanze (una camera più fresca, un bagno più caldo solo quando serve) e imparare ad ascoltare ciò che il corpo chiede davvero, non ciò che ci hanno insegnato gli anni ’90.

La sensazione di freddo spesso viene più dall’inerzia culturale che dalla realtà fisica. E quando superiamo quella inerzia, scopriamo che vivere a 19 °C è sorprendentemente naturale.

Fonte: IRSAP

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Articolo di Green Me