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Cultura

La Sardegna verso l'Unesco

Rebecca Manzi
23/09/2026 12:43:00

La millenaria civiltà dei nuraghi compie il salto più importante della sua storia moderna per conquistare la vetrina globale. A Parigi è infatti ufficialmente iniziata la valutazione preliminare del dossier di candidatura all’Unesco, un passaggio formale decisivo in cui gli esperti internazionali esaminano per la prima volta i documenti ufficiali per decidere se ammettere i monumenti nella prestigiosa World Heritage List. L’istanza, intitolata Architettura e spazi di culto, la sacralità della Sardegna protostorica, è stata avanzata dal ministero della Cultura e promossa dall’associazione Sardegna Terra di Nuraghi, guidata da Pierpaolo Vargiu.

Al centro del dossier ci sono i monumenti simbolo dell’architettura e della spiritualità isolana sviluppatasi tra il 1800 e l’800 avanti Cristo: i suggestivi Pozzi Sacri, le monumentali Tombe dei Giganti e i resti archeologici di migliaia di siti sparsi lungo il paesaggio sardo. A muovere i fili di questa candidatura è l’associazione Sardegna Terra di Nuraghi, guidata da Pierpaolo Vargiu, che ha trasformato un sogno identitario in un rigoroso percorso istituzionale iniziato nel 2020 con l’ingresso nella Tentative List e culminato nel confronto internazionale davanti agli organismi consultivi del Comitato del Patrimonio mondiale.

I tesori della Sardegna nuragica candidati all’Unesco

Dietro la candidatura Unesco ci sono luoghi che raccontano la storia della civiltà nuragica, una delle culture più affascinanti del Mediterraneo antico, sviluppatasi in Sardegna dall’Età del Bronzo (circa 1700 a.C.) fino all’Età del Ferro.

Sardegna Nuraghi

@Gianni Sirigu-La Sardegna verso l’Unesco/Facebook

Questa civiltà ha lasciato migliaia di testimonianze, dai nuraghi ai villaggi, fino ai luoghi di culto e ai monumenti funerari, dimostrando una grande capacità architettonica e organizzativa. I Pozzi Sacri erano santuari dedicati al culto dell’acqua: costruiti sopra sorgenti naturali, avevano scale in pietra che conducevano a camere sotterranee dove veniva raccolta l’acqua considerata sacra. Tra gli esempi più noti ci sono il Pozzo Sacro di Santa Cristina, vicino a Paulilatino, e quello di Su Tempiesu, a Orune.

Le Tombe dei Giganti erano invece grandi sepolture collettive realizzate con enormi blocchi di pietra. Il loro nome nasce dall’immaginario popolare legato alle dimensioni monumentali, ma in realtà erano luoghi dedicati al culto degli antenati e al legame tra la comunità e il territorio. La candidatura Unesco punta così a valorizzare un patrimonio millenario che racconta una Sardegna antica ancora oggi ricca di fascino e mistero.

L’impegno corale delle istituzioni e il valore strategico della candidatura

La presentazione ufficiale di questo traguardo si è tenuta a Cagliari nella sede della Fondazione di Sardegna, alla presenza del presidente Giacomo Spissu, della presidente della Regione Alessandra Todde e dell’assessora della Pubblica Istruzione e dei Beni Culturali Ilaria Portas. Ciascuno di loro ha sottolineato come la candidatura rappresenti non soltanto un riconoscimento di valore internazionale, ma un’occasione irripetibile per generare crescita economica, sviluppo turistico sostenibile e consapevolezza identitaria nelle nuove generazioni, grazie anche a strumenti tecnologici di mappatura come il Nuragica Atlas.

Con il supporto dei ministeri competenti e della coordinatrice del comitato scientifico Anna Depalmas, l’Isola si prepara a raccontare al mondo il fascino di una civiltà che ha segnato profondamente le rotte del Mediterraneo occidentale.

La fase parigina non costituisce il traguardo definitivo, ma il primo vero esame tecnico per verificare i punti di forza e le criticità del dossier, offrendo all’Italia la possibilità di mostrare l’inestimabile ricchezza di un patrimonio unico e universale.

Fonte: Patrimonio nuragico – La Sardegna verso l’Unesco

Articolo di Green Me