A Nuova Delhi, una delle città più inquinate al mondo, l’aria irrespirabile e la combustione incontrollata dei rifiuti aggravavano l’asma di Vihaan Agarwal, allora adolescente. Nel 2017, il crollo e l’incendio della gigantesca discarica di Ghazipur hanno reso visibile ciò che fino a quel momento era solo percepito: il legame diretto tra gestione dei rifiuti e salute. Da lì, insieme al fratello Nav Agarwal, è nata una domanda semplice ma radicale: cosa succederebbe se la raccolta differenziata funzionasse davvero?
I primi rifiuti separati porta a porta
Il primo tentativo è stato domestico: separare plastica, carta e organico in casa. Ma i sacchi differenziati non sono stati ritirati. Un ostacolo che per molti sarebbe bastato a fermarsi. I due ragazzi, invece, hanno coinvolto i vicini di casa, spiegato, insistito, organizzato. La svolta è avvenuta quando quindici famiglie hanno iniziato a presentare rifiuti già separati: allora le autorità locali hanno accettato di ritirarli. È stato il primo passo di un modello che cresce dal basso, basato su responsabilità condivisa e pressione civica.
La nascita dell’organizzazione OneStepGreener
Da quel piccolo nucleo nasce OneStepGreener, un’organizzazione senza scopo di lucro che oggi gestisce la raccolta differenziata di circa 3.000 famiglie in 14 città indiane. I rifiuti vengono portati in magazzini specializzati dove la separazione diventa ancora più precisa: carta da giornale distinta da quella da ufficio, plastiche divise per tipologia, dispositivi elettronici smontati componente per componente. Un lavoro metodico che aumenta le possibilità di riciclo reale, evitando che materiali teoricamente recuperabili finiscano comunque in discarica.
Il riconoscimento internazionale
Ora OneStepGreener ha raggiunto un traguardo simbolico: due milioni di libbre di rifiuti riciclati (907 tonnellate), l’equivalente di quanto Nuova Delhi produce in un solo giorno. Un risultato che vale ai fratelli Agarwal l’International Children’s Peace Prize, riconoscimento assegnato a giovani leader impegnati su scala globale. Il progetto include anche la piantumazione di alberi e attività educative nelle scuole, perché il cambiamento, spiegano, passa prima di tutto dalla cultura.
Un modello che può funzionare ovunque
Il messaggio è chiaro: se un sistema del genere può funzionare in una megalopoli complessa e sovraffollata come Delhi, può essere replicato altrove. Non servono tecnologie futuristiche, ma organizzazione, costanza e partecipazione. Per Vihaan e Nav, la gestione dei rifiuti ha smesso di essere “il problema di qualcun altro” ed è diventato una questione quotidiana, concreta, affrontabile, dimostrando che anche i problemi enormi possono essere affrontati un passo alla volta.
Fonte: International Children’s Peace Prize
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