Non è un’esplosione, non è un getto violento che spara materia nello spazio. Quello che illumina davvero il cuore di alcune galassie è molto più silenzioso e continuo. Il buco nero al centro della galassia Circinus è stato osservato con una precisione mai raggiunta prima e, per la prima volta, sappiamo con chiarezza da dove arriva quella luce infrarossa così intensa che da anni incuriosisce gli astronomi.
Nel cuore della galassia Circinus il buco nero si rivela per quello che è davvero
Le nuove osservazioni del James Webb Space Telescope hanno permesso di guardare dentro il nucleo della Circinus galaxy, una galassia a spirale relativamente vicina, a circa 14 milioni di anni luce dalla Terra. Un’enormità, certo, ma abbastanza “poco” da consentire al telescopio spaziale di distinguere dettagli che fino a ieri erano solo ipotesi.
La scoperta, annunciata dalla NASA, cambia il modo in cui interpretiamo il funzionamento dei buchi neri supermassicci. Per decenni si è pensato che l’emissione infrarossa delle galassie attive fosse dovuta soprattutto a venti di materia espulsi con violenza dal centro. In realtà, il James Webb racconta un’altra storia: la maggior parte di quella luce nasce in un disco denso e appiattito di gas e polveri, che ruota attorno al buco nero e lo alimenta lentamente, come un imbuto cosmico.
È un ambiente estremo, nascosto alla vista per via della polvere, ma fondamentale per capire come crescono questi giganti invisibili. Il team guidato dall’astrofisico Enrique Lopez-Rodriguez ha utilizzato una modalità osservativa speciale, mai applicata prima a una galassia esterna alla Via Lattea, riuscendo a separare strutture che finora apparivano fuse in un’unica macchia luminosa.
@NASA, ESA, CSA, Ralf Crawford (STScI)
Un’immagine due volte più nitida che ribalta le vecchie teorie sui buchi neri
Grazie a una tecnica che combina la luce raccolta da più aperture, il James Webb ha ottenuto immagini con una risoluzione equivalente a quella di un telescopio spaziale grande il doppio. In pratica, è come se il cuore della galassia Circinus fosse stato osservato con uno strumento da 13 metri invece dei 6,5 reali.
Questo salto di qualità ha permesso di misurare con precisione l’origine dell’emissione infrarossa. Circa l’87% proviene dalla zona più vicina al buco nero, concentrata nel disco che lo nutre. Solo una frazione minuscola è legata a una struttura arcuata di polveri trascinate verso l’esterno, segno che i deflussi esistono, ma hanno un ruolo secondario. Il resto arriva da polveri più lontane, riscaldate dalla radiazione e da un piccolo getto radio.
Non è solo una questione tecnica. Capire come un buco nero cresce significa comprendere anche come evolve una galassia. Quando accumula materia, il buco nero può restituire energia all’ambiente circostante, influenzando la nascita delle stelle e la forma stessa della galassia. Distinguere ciò che cade verso il centro da ciò che viene espulso è un passaggio chiave per leggere questa relazione complessa.
Gli scienziati sono convinti che la struttura osservata in Circinus non sia un’eccezione. Dischi e torri di polveri simili potrebbero essere comuni nell’universo e il metodo messo a punto con il James Webb sarà ora applicato ad altri buchi neri vicini, per costruire un quadro più completo.
Fonte: NASA
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