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Finte multe via sms e sul parabrezza: come funziona la truffa PagoPA (e come evitarla)

Marco Crisciotti
06/05/2026 15:00:00

Un messaggio sul telefono, l’immancabile tono urgente ed un importo solitamente contenuto, con la richiesta di pagamento immediato, pena il fermo amministrativo del veicolo, oppure la decurtazione dei punti dalla patente. Altra fattispecie, trovare un verbale sul parabrezza dell’auto (con tanto di carta intestata, logo del Comune e QR code) che sembra del tutto autentico. È la truffa delle finte multe (accaduto anche nella nostra redazione) e secondo Adoc, l’associazione nazionale dei consumatori vicina alla Uil, i casi sono in netta crescita.

Il fenomeno non è nuovo, anche se i numeri del 2025 lo mettono in una luce diversa. Il Report annuale del CERT-AgID (la struttura dell’Agenzia per l’Italia Digitale che monitora le minacce informatiche alla Pubblica Amministrazione) ha censito nel corso dell’anno 3.620 campagne malevole, per un totale di oltre 50.000 indicatori di compromissione diramati alle PA. Tra i temi più sfruttati dai criminali possiamo trovare ordini e spedizioni, home banking, multe e pagamenti. E in particolare, il 2025 ha registrato una vera ondata di phishing che usa il nome di PagoPA come esca, con 328 campagne specifiche che fingono solleciti di pagamento per presunte sanzioni stradali, attive in modo massiccio a partire da maggio. Il PDF integrale del report è disponibile sul sito di AgID.

Come funziona

Lo schema digitale è semplice: la vittima riceve un sms o un’email con un link che rimanda a un sito costruito per imitare quello ufficiale di PagoPA o di un ente locale. La pagina clonata raccoglie i dati della carta di pagamento o le credenziali bancarie. L’importo richiesto è volutamente basso, aspetto che che spinge a pagare senza pensarci troppo (nell’immagine sottostante, il finto messaggio arrivato ad un componente della redazione)

truffa finta multa

@redazione Greenme

Accanto alla variante digitale cresce quella cartacea, un falso verbale lasciato sull’auto, completo di loghi istituzionali, numeri di protocollo e QR code che porta a una pagina fraudolenta. Anche qui la cura dei dettagli è cresciuta nel tempo, rendendo più difficile distinguere il falso dall’originale, almeno a prima vista.

I segnali da riconoscere

Adoc indica alcuni elementi che tradiscono la truffa, tra cui errori grammaticali, linguaggio poco formale, loghi sgranati, dati mancanti (come luogo e ora dell’infrazione), riferimenti normativi vaghi o imprecisi, e soprattutto la richiesta di pagamento tramite link invece che attraverso canali istituzionali.

Bisogna ricordare che PagoPA non invia mai solleciti di pagamento via sms con link diretti, perché i pagamenti verso la Pubblica Amministrazione avvengono esclusivamente attraverso il portale ufficiale pagopa.gov.it o tramite le piattaforme degli enti locali.

Cosa fare

La regola di base è non pagare mai tramite link ricevuti via sms o per email. In caso di dubbio conviene non cliccare nulla, verificare direttamente sul sito del Comune o dell’ente che avrebbe emesso la sanzione, e segnalare il messaggio sospetto alla Polizia Postale. Chi ha già effettuato un pagamento deve contattare immediatamente la propria banca per bloccare la transazione o la carta.

Vale la pena ricordare, come sottolinea Adoc, che le sanzioni stradali vengono notificate per legge tramite raccomandata al proprietario del veicolo, pertanto un verbale che arriva solo via sms e/o via email è già di per sé un segnale d’allarme.

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Articolo di Green Me