Una breve ripresa condivisa sui social è bastata a cambiare il destino di Halima, una femmina di pony sfruttata per foto turistiche nella piazza centrale di Meknes, in Marocco. Le immagini mostravano l’animale in evidente stato di stanchezza e stress, costretta a rimanere immobile sotto il sole per intrattenere i visitatori. In poche ore il video ha fatto il giro del web, trasformando l’indignazione online in un intervento concreto.
Dopo la diffusione delle immagini, diverse realtà impegnate nella tutela degli animali si sono attivate per rimuovere Halima da quella situazione. L’operazione di salvataggio è stata coordinata dall’organizzazione Jarjeer Mules, che l’ha trasferita in un rifugio protetto, garantendole cure veterinarie, riposo e protezione. Lontana dal caos della piazza, sono emerse le reali condizioni dell’animale, aggravate da mesi di lavoro forzato.
La scoperta della gravidanza
Una volta al sicuro, i veterinari hanno accertato che Halima era incinta, una condizione che rendeva ancora più grave il suo precedente sfruttamento. Pochi giorni dopo il salvataggio, la pony ha dato alla luce un puledro sano, confermando quanto l’intervento sia arrivato in un momento decisivo. Oggi madre e piccolo vivono insieme in un ambiente controllato, lontano da rumori, folla e pressioni.
Basta con lo sfruttamento degli animali!
A portare la vicenda all’attenzione internazionale è stata l’attivista Oksana Romanenko Ozdemir, autrice del video che ha acceso il dibattito. La sua denuncia non si è fermata alla condivisione delle immagini: Ozdemir ha promosso anche una petizione per chiedere alle autorità marocchine il divieto dell’uso commerciale di animali per fotografie e passeggiate turistiche, oltre a controlli più severi nelle aree pubbliche (puoi firmarla qui).
Il caso di Halima riapre una questione più ampia: il confine tra turismo e maltrattamento animale. In molte città, cavalli, asini e pony vengono ancora impiegati come attrazioni, spesso senza adeguate tutele. Organizzazioni e attivisti sottolineano come la consapevolezza dei viaggiatori sia fondamentale per interrompere questo sistema: smettere di pagare per queste attività significa ridurne la diffusione. La storia di Halima dimostra che la pressione dell’opinione pubblica può produrre risultati tangibili. Un singolo video ha innescato una catena di azioni che ha portato non solo alla salvezza di un animale, ma anche alla nascita di una nuova vita.
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