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Istruzione

Caldo estremo e blatte: nelle scuole di questi comuni della Sicilia slitta il ritorno in aula

Rebecca Manzi
14/09/2026 13:17:00

Rientrare tra i banchi di scuola nel mese di settembre si sta trasformando in un’autentica odissea in molte regioni del Sud Italia, dove le temperature roventi rendono letteralmente impossibile la normale attività didattica. E così, in ordine sparso, alcune realtà hanno deciso di correre ai ripari.

Il caldo record e l’emergenza igienica bloccano il rientro a scuola

È il caso dei comuni siciliani di Pachino e Rosolini, in provincia di Siracusa, dove il sindaco Giuseppe Gambuzza e l’amministrazione locale hanno dovuto disporre il rinvio dell’inizio delle lezioni al 21 settembre a causa di un’ondata di calore asfissiante unita a criticità igienico-sanitarie insostenibili.  Nelle aule, prive di qualsiasi impianto di climatizzazione efficiente, l’afa e l’umidità hanno favorito la proliferazione incontrollata di insetti, blatte, zecche e parassiti, costringendo i comuni a ordinare interventi straordinari di disinfestazione e sanificazione affidati a ditte specializzate.

Sulla stessa linea si muove anche Palermo, dove il sindaco Roberto Lagalla ha firmato una direttiva drastica per fronteggiare i futuri picchi di calore. Nelle giornate caratterizzate dal bollino rosso, le scuole comunali rimarranno chiuse, fatta eccezione per i rari istituti dotati di impianti di condizionamento adeguati, attivando contestualmente la didattica a distanza per non compromettere il calendario scolastico.

Un patrimonio edilizio vetusto e l’assenza cronica di climatizzatori

La crisi climatica che sta travolgendo gli istituti scolastici porta alla luce un problema strutturale gravissimo e irrisolto: l’inadeguatezza cronica degli edifici scolastici italiani, completamente impreparati ad affrontare le stagioni calde. Stando ai dati ufficiali dell’anagrafe dell’edilizia scolastica, in Sicilia solo il 6,4% delle scuole possiede impianti di condizionamento, un dato persino inferiore alla già disastrosa media nazionale del 7,4%.

Di fronte a questo scenario di totale incuria, il governo centrale ha recentemente stanziato un fondo straordinario di 20 milioni di euro per l’acquisto di apparecchi per il raffrescamento. Una cifra che, tradotta nella pratica, equivale a poche decine di euro per classe: spiccioli del tutto insufficienti per realizzare interventi strutturali di efficientamento energetico, costringendo dirigenti e famiglie a fare i conti con aule simili a serre tropicali.

Tra soluzioni tampone e il fallimento della politica scolastica

Mentre i sindaci cercano di tamponare l’emergenza con ordinanze estreme – come a Serracapriola, dove è stato autorizzato l’abbandono del grembiule per alleviare il disagio dei più piccoli – i sindacati denunciano con forza l’assenza di una programmazione seria a lungo termine. La sicurezza, la salute e il benessere psicofisico di studenti, docenti e personale ATA non possono continuare a essere affidati all’improvvisazione o alla fortuna di trovare aule ventilate. La scuola pubblica italiana necessita urgentemente di investimenti strutturali massicci per la climatizzazione e la manutenzione straordinaria, affinché il diritto allo studio non venga calpestato da un termometro fuori controllo e da un’indifferenza istituzionale che dura ormai da troppi anni.

Articolo di Green Me