Il fuoco d’artificio esplode, il cielo si svuota e una parte della festa torna giù. Pezzi dell’involucro possono finire nei campi, nei fiumi o sulle rive, dove qualcuno dovrà raccoglierli. In Giappone hanno provato a eliminare almeno questo passaggio: un’azienda di fuochi d’artificio e un gruppo di ricerca della Ryukoku University hanno sviluppato un guscio a base di resina idrosolubile e biodegradabile, progettato per dissolversi dopo essere caduto a terra o in acqua.
Il progetto arriva dalla prefettura di Shiga, affacciata sul lago Biwa, il più grande lago del Giappone. Qui la Kakinoki Fireworks Industry organizza numerosi spettacoli pirotecnici e il problema si vede piuttosto bene il mattino successivo: gli involucri delle bombe aeree, tradizionalmente realizzati con carta kraft, possono ricadere sulle sponde e rimanere nell’ambiente a lungo prima di degradarsi. Da quella spazzatura post-spettacolo è partita una collaborazione durata anni con Takahiko Nakaoki, professore di chimica applicata alla Ryukoku University.
Dopo la pioggia i frammenti sono scomparsi in pochi giorni
La ricerca era iniziata nel 2018 e non bastava prendere una plastica solubile e darle la forma di una sfera. L’involucro deve sopportare manipolazione, trasporto e lancio, poi rompersi correttamente al momento dell’esplosione. Il gruppo ha quindi lavorato sulla composizione della resina e sugli additivi, cercando un materiale abbastanza resistente durante la preparazione e abbastanza vulnerabile all’acqua dopo l’utilizzo. Il laboratorio di Nakaoki racconta anche difficoltà molto meno poetiche: durante la lavorazione la resina, viscosa, tendeva ad appiccicarsi ai macchinari.
Il test più interessante è arrivato nel marzo 2025, nel campus di Seta dell’università. Dopo il lancio, i ricercatori hanno seguito i frammenti rimasti sul terreno. Dopo la pioggia, gran parte dei pezzi risultava dissolta entro tre o quattro giorni; l’università riferisce che successivamente erano scomparsi completamente. In acqua il processo comincia ancora più rapidamente.
Da allora il progetto ha lasciato il laboratorio. Secondo la Ryukoku University, Kakinoki Fireworks ha avviato la produzione e la vendita su scala commerciale alla fine del 2025. I nuovi involucri sono già stati utilizzati sul lago Tōya, nell’isola di Hokkaido, e in alcuni eventi legati alla pubblica amministrazione. Per il 2026 sono previsti lanci anche nelle aree di Nagahama, Hikone, Higashiōmi, Kusatsu e Osaka. Il 23 aprile, dopo una presentazione pubblica della ricerca, alcuni dei nuovi fuochi sono stati lanciati al largo del porto di Nagahama.
Il problema era rimasto a terra mentre i fuochi salivano in cielo
Kakinoki lavorava già da tempo sul peso materiale degli spettacoli pirotecnici. Sul proprio sito l’azienda presenta una precedente generazione di “eco-fireworks” progettata per ridurre fino a un quindicesimo la quantità di residui che ricade al suolo dopo il lancio. Il nuovo guscio affronta un pezzo diverso dello stesso problema: ciò che rimane della struttura che contiene la carica prima dell’esplosione.
Il presidente Hiroyuki Kakinoki punta ora a far crescere parecchio questa produzione. Per il 2026 l’azienda prevede di realizzare circa 20mila fuochi e vorrebbe che la metà utilizzasse soluzioni considerate più ecologiche. È un obiettivo dichiarato dall’azienda, quindi va letto come tale, più che come un risultato già raggiunto.
C’è poi un confine importante. Il nuovo materiale riduce i rifiuti legati agli involucri, non trasforma uno spettacolo pirotecnico in un’attività priva di impatto ambientale. Restano la combustione, le emissioni e gli altri residui prodotti dai fuochi. E i dati sulla degradazione del nuovo guscio arrivano per ora dai test condotti nell’ambito della collaborazione tra università e impresa; non risultano presentati come uno studio scientifico sottoposto a revisione paritaria.
Il bersaglio, però, è molto concreto. Basta guardare una riva dopo un grande spettacolo per capire perché Kakinoki abbia iniziato a lavorarci: il fuoco dura pochi secondi, il suo involucro decisamente di più. Con questi nuovi gusci, almeno quella parte della serata potrebbe avere finalmente una durata più simile allo spettacolo.
Fonte: Università di Ryukoku