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C’è un ghiacciaio che effettivamente sta crescendo mentre il pianeta si riscalda (e gli scienziati sperano di scoprirne i segreti)

Ilaria Rosella Pagliaro
25/01/2026 17:39:00

Nel pieno dell’emergenza climatica globale, mentre le immagini di ghiacciai che si sgretolano scorrono ormai quotidianamente davanti ai nostri occhi, esiste un luogo che va contro ogni previsione. Nel cuore dell’Asia centrale, tra le altissime vette dei Pamir Mountains, un enorme ghiacciaio non solo resiste, ma continua a crescere.

Si chiama Ghiacciaio Vanch-Yakh ed è uno dei più lunghi ghiacciai esistenti al di fuori delle regioni polari. Da decenni mostra una stabilità sorprendente, in netta controtendenza rispetto alla maggior parte delle masse glaciali del pianeta, oggi in rapido declino.

Perché un ghiacciaio che cresce potrebbe raccontarci qualcosa di nuovo

La zona in cui si trova, in Tagikistan, ospita anche un’altra anomalia climatica: la calotta glaciale di Kon-Chukurbashi. Qui, a quote estreme, il ghiaccio sembra seguire regole proprie. È proprio per capire cosa stia accadendo che una spedizione scientifica internazionale ha deciso di perforare la calotta ed estrarre carote di ghiaccio profonde fino a cento metri.

All’interno di questi cilindri di ghiaccio, grandi più o meno come una lattina, è racchiusa una cronaca naturale che copre circa 30.000 anni di storia climatica. Ogni strato conserva minuscole tracce chimiche, polveri e sedimenti che raccontano com’era il pianeta quando quell’acqua si è trasformata in ghiaccio.

Secondo Yoshinori Iizuka, professore dell’Istituto di Scienze a Bassa Temperatura dell’Università di Hokkaido, comprendere il motivo di questa crescita potrebbe rivelarsi prezioso. L’idea, per quanto ambiziosa, è che il meccanismo che protegge questi ghiacciai possa offrire spunti utili anche per gli altri, oggi sempre più fragili.

Carote di ghiaccio antiche, polveri inattese e un enigma ancora aperto

Analizzando i campioni, gli scienziati si sono imbattuti in qualcosa di inaspettato. Oltre i settanta metri di profondità, il ghiaccio risulta insolitamente ricco di polveri, in quantità mai osservate prima in spedizioni simili. Gli ultimi metri presentano persino una colorazione giallastra, un dettaglio che ha aperto nuovi interrogativi e che sarà oggetto di ulteriori studi nei laboratori giapponesi.

Le analisi sono ancora in corso, ma è chiaro che i ghiacciai dei Pamir si comportano in modo diverso rispetto a quelli di molte altre catene montuose. Una resilienza che potrebbe dipendere da fattori climatici locali, dalla circolazione atmosferica o da dinamiche ancora poco comprese.

Dietro questa ricerca non c’è solo curiosità scientifica, ma anche una corsa contro il tempo. A fine settembre 2025 la Ice Memory Foundation ha guidato una spedizione internazionale sui ghiacciai dei Pamir, portando 13 scienziati a lavorare a 5.800 metri di quota, sulla calotta di Kon-Chukurbashi.

Qui sono state estratte, per la prima volta, carote di ghiaccio profondo lunghe oltre 100 metri: un vero archivio naturale che conserva secoli, forse millenni, di clima, polveri e atmosfera di una delle regioni più fragili e meno studiate del pianeta. Uno di questi campioni verrà analizzato subito, l’altro sarà custodito in Antartide, nel santuario del ghiaccio della fondazione, come memoria da salvare prima che il riscaldamento globale renda impossibile recuperarla. Perché anche dove oggi il ghiaccio sembra resistere, i segnali di cambiamento sono già scritti dentro ogni strato.

Una spedizione estrema tra ghiaccio, elicotteri e scienza globale

 

La missione, seguita sul campo dall’AFP, ha coinvolto ricercatori provenienti da Svizzera, Russia, Giappone e Tagikistan. Le carote di ghiaccio sono state trasportate a spalla, in segmenti refrigerati, lungo percorsi impervi fino a raggiungere veicoli fuoristrada e camion frigoriferi. Il progetto è stato sostenuto da un istituto climatico svizzero e dalla Ice Memory Foundation, che si occupa di conservare campioni di ghiaccio in Antartide per salvarli dallo scioglimento irreversibile. Un’operazione che ha il sapore di una corsa contro il tempo, per preservare archivi naturali destinati altrimenti a scomparire.

Forse non esiste una soluzione semplice né immediata. Ma se tra quelle antiche bolle d’aria e quelle polveri misteriose si nasconde un indizio capace di spiegare perché questo ghiacciaio cresce, allora il Vanch-Yakh potrebbe aiutarci a capire come proteggere meglio i ghiacci del pianeta. In un’epoca di cattive notizie ambientali, questa storia non è una favola a lieto fine, ma un raro segnale di complessità. E ci ricorda che la natura, anche sotto pressione, può ancora sorprenderci.

Fonte: Pamir-project.ch

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Articolo di Green Me