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Viaggi

Queste sono le 10 spiagge più care d’Italia nel 2026: quanto costa davvero una settimana al mare

Marco Crisciotti
07/06/2026 12:33:00

Chi punta alla prima fila quest’estate dovrà mettere mano al portafoglio più del solito. Secondo un’indagine di Altroconsumo condotta su 222 stabilimenti in dieci località costiere, i prezzi dei lidi italiani nel 2026 sono cresciuti in media del 6% rispetto all’anno precedente, con un rincaro cumulato del 24% negli ultimi cinque anni. E in cima alla classifica, per l’ennesima volta, c’è sempre lei.

Alassio, la più cara d’Italia

Con una media di 340 euro a settimana per uno spazio nelle prime quattro file, Alassio si conferma la destinazione balneare più costosa della penisola. Non è una sorpresa: la perla della Riviera ligure ha ormai consolidato il suo primato anno dopo anno, trasformandosi in un simbolo di quel lusso da spiaggia che sempre meno famiglie italiane riescono a permettersi. All’estremo opposto della classifica si trova Lignano Sabbiadoro, in Friuli-Venezia Giulia, ferma a 157 euro settimanali: meno della metà.

La metodologia dell’indagine

La rilevazione è stata condotta tra il 20 aprile e il 20 maggio 2026, con contatti telefonici anonimi a 222 stabilimenti distribuiti in dieci località. Per ogni destinazione è stato monitorato almeno il 20% dei lidi presenti, con un minimo di dieci strutture per area. Il parametro di riferimento è la tariffa media settimanale nelle prime quattro file di ombrelloni.

La classifica completa, dalla più cara alla più economica

  1. Alassio (Liguria) — 340 €
  2. Gallipoli (Puglia) — 324 €
  3. Alghero (Sardegna) — 274 €
  4. Taormina e Giardini Naxos (Sicilia) — 237 €
  5. Viareggio (Toscana) — 232 €
  6. Palinuro (Campania) — 188 €
  7. Anzio (Lazio) — 179 €
  8. Senigallia (Marche) — 159 €
  9. Rimini (Emilia-Romagna) — 158 €
  10. Lignano Sabbiadoro (Friuli-Venezia Giulia) — 157 €

Sul fronte delle singole file, la prima costa in media 238 euro a settimana, la seconda 229, la terza 219, dalla quarta in poi 210.

Spiagge libere: poche, ma qualcosa si muove

Per molte famiglie il lido attrezzato è ormai fuori portata, ma la spiaggia libera non è sempre una soluzione praticabile: gli arenili gratuiti si riducono progressivamente a favore delle aree in concessione. Fa eccezione il comune ligure di Spotorno, che ha scelto di andare controcorrente aumentando la quota di spiagge libere e garantendo ai bagnanti pulizia, servizio di salvataggio, docce e servizi igienici senza alcun costo aggiuntivo.

Cosa vogliono gli italiani

Un sondaggio condotto tra il 27 e il 30 aprile 2026 su un campione di 1.058 persone ha fotografato una platea divisa: il 37% preferisce gli stabilimenti attrezzati, il 35% le spiagge libere, oltre un quarto si dice disponibile a entrambe le soluzioni. Chi sceglie il lido privato lo fa principalmente per il comfort, nell’80% dei casi. Chi opta per la spiaggia libera lo fa per ragioni economiche nel 79% dei casi, e per la libertà di spostarsi ogni giorno nel 63%. Una polarizzazione che racconta bene le difficoltà crescenti di una fascia sempre più ampia di vacanzieri.

Il nodo delle concessioni

Lo sfondo politico resta quello delle concessioni balneari, un dossier che si trascina da anni senza una soluzione definitiva. Tra chi conosce il dibattito, il 63% ritiene che una riforma dovrebbe tradursi in una riduzione delle tariffe, e un consumatore su due considera non più rinviabile un ricambio periodico nella gestione degli stabilimenti. Altroconsumo denuncia uno squilibrio strutturale: i canoni versati allo Stato dai concessionari sono spesso contenuti, mentre le tariffe scaricate sui turisti continuano a salire. L’organizzazione ha lanciato una petizione nazionale — già oltre 91.000 firme — che chiede gare trasparenti e periodiche, un tetto alle concessioni rilasciabili e un incremento delle spiagge ad accesso libero.

Fonte: Altroconsumo

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Articolo di Green Me