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Il ritorno di El Niño nel 2026 potrebbe farci vivere temperature record (e notti tropicali in Italia)

Rebecca Manzi
05/03/2026 16:15:00

Dopo mesi segnati da piogge abbondanti e temperature contenute in alcune regioni, il clima globale potrebbe presto cambiare di nuovo direzione. Gli scienziati stanno infatti orsservando con attenzione l’evoluzione del Pacifico tropicale, dove si stanno formando condizioni che potrebbero favorire il ritorno di El Niño, uno dei fenomeni climatici più influenti del pianeta.

Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti, esiste una probabilità compresa tra il 50% e il 60% che questo evento climatico si sviluppi tra luglio e settembre 2026. Prima di allora, il sistema climatico noto come ENSO dovrebbe passare dalla fase fredda La Niña a una fase neutra tra febbraio e aprile. Se queste previsioni dovessero concretizzarsi, il mondo potrebbe assistere a un nuovo aumento delle temperature globali e a una stagione meteorologica caratterizzata da fenomeni più estremi.

El Nino

@NOAA

Che cos’è davvero El Niño

Il fenomeno di El Niño si verifica quando le acque superficiali del Pacifico equatoriale orientale e centrale diventano più calde del normale. Questo riscaldamento indebolisce gli alisei, i venti che normalmente spingono le acque calde verso il Pacifico occidentale. Quando questo equilibrio cambia, l’energia accumulata nell’oceano viene trasferita all’atmosfera e altera i modelli climatici su scala globale.

Il risultato è una serie di effetti che possono manifestarsi in diversi continenti: siccità in alcune regioni tropicali, piogge intense in altre e un generale aumento delle temperature globali. Gli esperti stimano che un evento tipico di El Niño possa far crescere temporaneamente la temperatura media globale di circa 0,1-0,2 °C. Un valore apparentemente piccolo, ma sufficiente a spingere il clima mondiale verso nuovi record.

Le zone più a rischio sono quelle del Mediterraneo, area già vulnerabile alla siccità cronica che potrebbe sperimentare un aumento del rischio incendi. In Italia in particolare ci si troverebbe di fronte ad una situazione opposta: periodi secchi e molto caldi soprattutto al Sud e sulle isole, mentre al Nord episodi temporaleschi intensi con grandinate e fenomeni violenti a causa di contrasti termici marcati.

Un pianeta sempre più rovente

Il contesto in cui potrebbe svilupparsi il prossimo El Niño è molto diverso rispetto al passato. Negli ultimi decenni, le attività umane hanno già aumentato la temperatura media globale di circa 1,3-1,5 °C rispetto all’epoca preindustriale. Questo significa che un nuovo episodio del fenomeno potrebbe amplificare ulteriormente il caldo. Non a caso, gli anni in cui si verifica El Niño risultano spesso tra i più caldi mai registrati. Un esempio recente arriva dal biennio 2023-2024, quando l’evento climatico ha contribuito a rendere il 2024 l’anno più caldo della storia delle osservazioni meteorologiche.

Perché il 2027 potrebbe essere l’anno decisivo

Se El Niño dovesse svilupparsi nella seconda metà del 2026, il picco dell’effetto sulle temperature globali potrebbe arrivare qualche mese più tardi. In genere, infatti, il massimo aumento termico si registra circa tre mesi dopo l’intensificazione del fenomeno. Per questo molti climatologi ritengono che il 2027 potrebbe diventare un nuovo anno record per il caldo globale.

Le osservazioni più recenti mostrano già segnali preoccupanti: in alcune aree del Pacifico orientale, vicino alle coste di Perù ed Ecuador, la temperatura dell’acqua ha raggiunto valori fino a 1,5 °C sopra la media. Non è ancora una certezza, ma per gli scienziati è un segnale che merita attenzione. In un pianeta sempre più caldo, anche una variazione relativamente piccola degli oceani può trasformarsi in un fattore capace di cambiare il clima globale.

Fonte: NOAA

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Articolo di Green Me