Un giardino ben curato rafforza l’immagine di una casa, crea un ambiente piacevole e offre un senso di ordine e armonia. In molti casi diventa persino un elemento capace di aumentare il valore di una proprietà. Alcune specie vegetali, però, portano con sé rischi poco conosciuti, capaci di compromettere muri, pavimentazioni e impianti sotterranei, piante dall’apparenza innocua, che nel tempo possano generare danni costosi e ridurre l’attrattiva di un’abitazione agli occhi di un potenziale acquirente.
Molti proprietari scelgono un rampicante ornamentale o un arbusto sempreverde spinti dal desiderio di dare carattere al giardino, a volte interviene l’idea di voler schermare la vista del vicino, e di creare un angolo ombreggiato. L’intento è legittimo, ma la scarsa conoscenza delle caratteristiche botaniche può generare dei veri e propri disastri nel caso in cui si scelga la pianta sbagliata: tubature danneggiate, pavimentazioni rialzate e crepi sui muri sono tutte situazioni frequenti, che in molti casi dipendono proprio dalla presenza di specie “aggressive”.
Di seguito una panoramica su quattro tra le piante più problematiche, con spiegazioni semplici, consigli pratici e alternative più sicure.
Edera inglese: fascino apparente, rischio concreto
L’edera inglese, Hedera elix, viene scelta spesso per rivestire muri, pergole e recinzioni. Si tratta dell’edera comune, quella che possiamo trovare praticamente ovunque, apprezzata per la crescita rapida e la capacità di aderire alle superfici, semplice ed elegante. La parte meno evidente però, racconta una storia diversa, perché le radici avventizie, quelle piccole strutture che permettono alla pianta di ancorarsi, si insinuano attraverso fessure minuscole e vi si espandono progressivamente, e con il passare degli anni, produrranno un effetto di pressione che potrebbe mettere a rischio malta, mattoni e intonaci.

Il risultato può essere una muratura indebolita, con distacchi e infiltrazioni difficili da ignorare. La rimozione della pianta richiede tempo, perché per eliminare del tutto l’edera occorre staccare manualmente ogni frammento e intervenire sulle radici rimaste aggrappate alla superficie. Se volete compiere una scelta più prudente, orientatevi pure verso dei rampicanti meno invasivi, come ad esempio le clematidi, oppure le rose, che vi garantiranno colore e vitalità senza compromettere la struttura della casa.
Bambù: schermatura efficace, radici incontenibili
C’è chi lo impiega per realizzare barriere naturali, spinto dalla velocità con cui cresce e dalla capacità di creare privacy, dimenticando il piccolo problema che caratterizza il bambù, ossia un apparato radicale fra i più espansivi, le cui radici corrono nel sottosuolo per metri, allargando il raggio anno dopo anno. Questa splendida caratteristica produce inconvenienti importanti, quali sollevamento di pavimentazioni, infiltrazioni in punti delicati, danni a muretti e cortili.

Chiunque abbia il bambù in giardino lo sa bene: piante che avanzano oltre i confini del giardino, che penetrano nelle zone pavimentate e arrivano perfino vicino alle fondamenta. In più, la rimozione non è affatto semplice, perché anche i più piccoli frammenti di radice hanno la capacità di rigenerarsi. Per questo la pianta andrebbe contenuta attraverso l’impiego di barriere anti-radice profonde e resistenti, oppure sostituita con delle specie meno invasive, come alcuni bambù non rizomatosi selezionati proprio per evitare problemi di espansione sotterranea.
Poligono del Giappone: una presenza capace di svalutare una casa
Il poligono del Giappone, il cui nome scientifico è Reynoutria japonica, rappresenta uno degli incubi più citati nel settore immobiliare. Si tratta di una pianta estremamente invasiva, dotata di radici robuste e capaci di attraversare asfalto, piccoli muretti e canali di drenaggio. La sua diffusione rapida finisce spesso per condizionare la vendita di una casa. Alcuni istituti di credito classificano le proprietà infestate come ad alto rischio, elemento che rende la trattativa complicata e scoraggia acquirenti e investitori.

Intervenire su un’infestazione richiede trattamenti lunghi, spesso distribuiti nell’arco di anni, con i costi che possono variare in base all’estensione dell’area colpita e raggiungere cifre elevate. Per questa ragione diventa essenziale riconoscere la pianta nelle prime fasi e richiedere un intervento professionale tempestivo, visto che la prevenzione, come spesso accade, è l’unico modo per evitare di ritrovarsi con un problema ben più difficile da gestire.
Salici vicino alle abitazioni: radici in cerca d’acqua
Il salice piangente, nome scientifico Salix babylonica, è un altro grande classico del giardino, ricercatissimo per la chioma morbida ed il portamento elegante. Spesso collocato vicino alle abitazioni per creare ombra o come elemento ornamentale d’impatto, è una di quelle scelte meramente estetiche che possono rivelarsi davvero controproducente. Le radici del salice piangente, infatti, avanzano verso le fonti d’acqua e individuano con facilità scarichi, pozzetti e tubazioni, ed una volta raggiunto l’obiettivo, entrano nei sistemi di drenaggio e li ostruiscono.

Le radici possono estendersi per distanze considerevoli, fino a tre volte l’altezza della pianta, pertanto, un salice di dieci metri può raggiungere con facilità i trenta metri di espansione sotterranea, motivo per cui andrebbe sempre collocato a grande distanza dagli edifici. Per evitare del tutto il problema esistono alberi più controllabili, come gli aceri, che offrono eleganza senza compromettere tubazioni e fondamenta.
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