C’è una scoperta recente che sta costringendo gli astronomi a rivedere alcune idee considerate solide. Si chiama Cloud-9 ed è un oggetto celeste che, secondo le teorie più diffuse, non dovrebbe nemmeno esistere. E invece è lì, a circa 14 milioni di anni luce dalla Terra, silenzioso e invisibile, individuato grazie al lavoro congiunto di osservazioni radio e immagini ad altissima precisione del telescopio spaziale Hubble Space Telescope, sviluppato da NASA ed ESA.
Cloud-9 si trova ai margini della galassia a spirale Messier 94, in una regione dove lo spazio sembra vuoto ma in realtà custodisce una delle componenti più misteriose del cosmo: la materia oscura.
Quello che rende Cloud-9 un oggetto così particolare è l’assenza totale di stelle. Non parliamo di una galassia debole o poco luminosa, ma di una nube di gas che non ha mai acceso la miccia della formazione stellare. Le immagini di Hubble sono state decisive proprio per questo: laddove ci si sarebbe aspettati anche il più flebile segnale di luce, non c’è nulla.
I dati radio avevano già mostrato la presenza di idrogeno neutro, rilevato inizialmente dal radiotelescopio cinese FAST e poi confermato dal Green Bank Telescope e dal Very Large Array. Ma fino a poco tempo fa rimaneva il dubbio che le stelle ci fossero, semplicemente troppo deboli per essere individuate. Hubble ha escluso questa possibilità in modo definitivo.
Perché Cloud-9 è considerata una “galassia mancata”
Gli scienziati definiscono Cloud-9 una sorta di “galassia fallita”, una struttura che si è formata nelle prime fasi dell’universo ma che non è mai riuscita a evolvere come previsto. È composta da una nube compatta, quasi sferica, con un diametro di circa 4.900 anni luce e una massa di gas pari a un milione di volte quella del Sole. Per rimanere stabile, però, deve essere immersa in un alone di materia oscura enorme, stimato in circa cinque miliardi di masse solari.
Proprio questa sproporzione tra ciò che vediamo e ciò che non vediamo rende Cloud-9 un caso di studio straordinario. Senza la luce delle stelle a interferire, gli astronomi possono osservare gli effetti della materia oscura in modo più diretto, cercando di capire come abbia influenzato la nascita delle galassie e la struttura dell’universo che conosciamo oggi.
I risultati della ricerca sono stati pubblicati su The Astrophysical Journal Letters e suggeriscono che Cloud-9 potrebbe non essere un’eccezione. Nelle vicinanze delle galassie potrebbero esistere molte altre strutture simili, difficili da individuare perché prive di stelle e facilmente disturbate dall’ambiente cosmico circostante.
Cloud-9 ci ricorda che l’universo non è fatto solo di ciò che brilla. Gran parte della sua storia è scritta nel buio, in oggetti silenziosi che sfuggono allo sguardo ma che, proprio per questo, possono raccontarci qualcosa di essenziale sulle nostre origini cosmiche.
Fonte: The Astrophysical Journal Letters
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