La missione Artemis II ha appena segnato un primato: l’equipaggio si è spinto più lontano dalla Terra di qualsiasi essere umano, oltre i 400 mila chilometri, durante il viaggio attorno alla Luna. Ma il momento che ha colpito di più non è stato tecnico. È arrivato poco dopo, quando dalla capsula Orion è partita una richiesta destinata a restare nella storia.
Durante il sorvolo lunare, il mission specialist Jeremy Hansen ha contattato il controllo missione proponendo di dare un nome a un cratere ancora senza denominazione. La voce si è incrinata mentre spiegava il significato della scelta: dedicarlo a Carroll, la moglie del comandante Reid Wiseman, scomparsa nel 2020 dopo una lunga malattia. Per alcuni secondi è calato il silenzio, poi gli astronauti si sono abbracciati, mentre da Houston arrivava la risposta: richiesta ricevuta.
La storia personale dietro la missione
Dietro questo gesto c’è una vicenda profondamente personale. Wiseman ha perso la moglie a soli 44 anni, rimanendo padre single di due figlie. Carroll Taylor Wiseman lavorava come infermiera neonatale, dedicando la sua carriera alla cura dei bambini. La sua scomparsa, dopo cinque anni dalla diagnosi di cancro, ha segnato profondamente la vita del comandante.
Prima del lancio, Wiseman aveva condiviso una foto con le figlie, scrivendo di salire a bordo della missione come padre orgoglioso. Durante il viaggio ha portato con sé anche biscotti fatti in casa, un dettaglio che racconta il lato più umano di una missione destinata alla storia dell’esplorazione spaziale.
Il cratere “Carroll” e la proposta ufficiale
Il cratere indicato dall’equipaggio si trova in una zona luminosa della superficie lunare, vicino al confine tra lato visibile e lato nascosto. Secondo la descrizione, è posizionato a nord-ovest del cratere Glushko e alla stessa latitudine del cratere Ohm. Il nome “Carroll” non è ancora ufficiale: dovrà essere approvato dalla International Astronomical Union, l’organismo che assegna le denominazioni dei corpi celesti.
Non è la prima volta che accade. Anche durante la missione Apollo 8 venne proposto un nome dedicato alla moglie di un astronauta, poi riconosciuto formalmente solo molti anni dopo. Ora la proposta di Artemis II potrebbe seguire lo stesso percorso.
Il sorvolo del lato nascosto e l’Earthrise
Il momento emotivo è arrivato mentre la missione ha affrontato una delle fasi più delicate: il passaggio sul lato oscuro della Luna. Durante questa manovra le comunicazioni con la Terra sono state interrotte per circa 40 minuti, mentre Orion sorvolava l’emisfero non visibile del satellite.
Quando la capsula è riemersa, gli astronauti hanno assistito alla Earthrise, la Terra che appare sopra l’orizzonte lunare. Una scena vista solo una volta nella storia con equipaggio umano, durante Apollo 8. Dopo il flyby, la navicella è entrata nella rotta di ritorno verso la Terra, completando la prova generale che aprirà la strada alle future missioni Artemis e al nuovo allunaggio previsto nei prossimi anni.
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