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Lifestyle

Poltiglia bordolese, il rimedio di 150 anni che continua a proteggere i pomodori dalla peronospora

Marco Crisciotti
06/06/2026 08:36:00

Per chi coltiva pomodori, la peronospora rappresenta uno degli incubi più ricorrenti. Basta una sequenza di giornate calde seguite da piogge o elevata umidità per vedere comparire i primi segnali: foglie ingiallite, macchie scure, fusti compromessi e frutti che marciscono rapidamente. In pochi giorni, settimane di lavoro possono andare perdute. Eppure esiste un rimedio che attraversa le generazioni e che, a oltre 150 anni dalla sua introduzione, continua a essere considerato uno degli strumenti più efficaci per prevenire questa malattia: la poltiglia bordolese.

La peronospora, una minaccia sempre attuale

La peronospora del pomodoro si sviluppa nelle condizioni che il nostro clima sa offrire con generosità: umidità elevata, scarsa ventilazione, foglie che rimangono bagnate per ore. Le spore del patogeno si diffondono attraverso l’acqua con una facilità disarmante, e la progressione dell’infezione può essere tanto rapida da sorprendere anche i coltivatori più esperti. Per questo motivo gli agronomi concordano su un punto che vale la pena ripetere: intervenire quando la malattia è già in corso serve a poco. La prevenzione è tutto.

Mantenere una buona distanza tra le piante, irrigare senza bagnare la vegetazione, favorire la circolazione dell’aria e controllare regolarmente lo stato delle foglie sono pratiche fondamentali. Ma nei periodi più a rischio, soprattutto in primavera inoltrata e in estate quando le condizioni climatiche diventano più instabili, serve qualcosa di più. Ed è qui che entra in scena la vecchia miscela blu.

Il ritorno della “miscela blu”

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La poltiglia bordolese nasce in Francia alla fine dell’Ottocento e deve il suo nome alla regione di Bordeaux, dove fu inizialmente impiegata per proteggere i vigneti. La sua composizione è semplice: solfato di rame e calce, mescolati in acqua. Il meccanismo con cui agisce è altrettanto diretto: crea una barriera protettiva sulla superficie delle piante che impedisce alle spore fungine di insediarsi e svilupparsi, senza penetrare nei tessuti vegetali.

Per decenni è stata una presenza costante negli orti familiari e nelle aziende agricole di tutta Europa. Poi è stata progressivamente affiancata da prodotti più moderni e per un certo periodo è sembrata destinata a diventare solo un ricordo. Negli ultimi anni, però, ha conosciuto una nuova stagione di popolarità, trainata dalla crescente attenzione verso pratiche agricole più sostenibili e dal fatto che sia autorizzata in agricoltura biologica entro i limiti previsti dalla normativa. Una rivalutazione che non stupisce chi ne conosce l’efficacia.

Come e quando utilizzarla

Il primo principio da tenere a mente è che la poltiglia bordolese funziona solo se usata in modo preventivo. Una volta che la malattia si è sviluppata in modo significativo, la sua capacità di intervento è molto limitata. Questo significa che il momento giusto per trattare le piante è prima che i sintomi compaiano, non dopo.

Generalmente viene diluita in acqua seguendo le indicazioni riportate dal produttore e applicata mediante nebulizzazione sulle parti aeree delle piante. Il trattamento va ripetuto dopo piogge abbondanti o a intervalli regolari durante i periodi più favorevoli allo sviluppo della peronospora. È importante intervenire nelle ore più fresche della giornata, evitare le giornate ventose e rispettare con scrupolo le dosi indicate in etichetta. Usarne di più non significa proteggersi meglio — anzi, significa esporre il proprio terreno a rischi inutili.

Il nodo del rame nel terreno

Nonostante sia ammessa in agricoltura biologica, la poltiglia bordolese non è priva di impatti ambientali e sarebbe scorretto presentarla come tale. Il rame tende ad accumularsi nel suolo nel corso degli anni e, se utilizzato in quantità eccessive, può influire negativamente sugli organismi utili presenti nel terreno, compresa quella microfauna invisibile ma essenziale che contribuisce alla fertilità del suolo. Per questo motivo un impiego moderato e mirato non è solo una raccomandazione degli agronomi, ma una necessità concreta per chi vuole prendersi cura del proprio orto nel tempo, non solo nella stagione in corso.

Un orto più resiliente si costruisce con più strumenti

La difesa dei pomodori dalla peronospora non può basarsi su un unico intervento, per quanto efficace. I risultati migliori arrivano sempre da una combinazione di tecniche agronomiche che si supportano a vicenda. La pacciamatura riduce gli schizzi d’acqua dal terreno alle foglie, il macerato di ortica sostiene la vitalità delle piante, le consociazioni con specie aromatiche e fiori utili creano un ecosistema più equilibrato, e la scelta di varietà più resistenti alle malattie toglie pressione a tutto il sistema. In questo contesto la poltiglia bordolese trova il suo posto naturale: non come soluzione unica, ma come strumento prezioso all’interno di una strategia più ampia.

Il successo che continua ad avere a distanza di oltre 150 anni dalla sua introduzione dice qualcosa di importante. In un’epoca in cui il cambiamento climatico rende sempre più frequenti le condizioni favorevoli alle malattie fungine, recuperare tecniche collaudate non è nostalgia, è buon senso. La vecchia miscela blu, dopo tutto questo tempo, ha ancora molto da insegnare.

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Articolo di Green Me