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Salute

Cibi ultra-processati, i danni aumentano: il loro consumo assiduo riduce la fertilità maschile e rallenta lo sviluppo degli embrioni

Roberta De Carolis
28/03/2026 14:51:00

Mangiare grosse quantità di cibi ultra-processati – è noto da tempo – provoca molti danni alla nostra salute. Un recente studio guidato dall’Erasmus University Medical Center di Rotterdam (Paesi Bassi) indica ora che il loro consumo assiduo riduce la fertilità maschile e rallenta lo sviluppo degli embrioni.

Cosa sono i cibi-ultraprocessati

Come spiega la Food and Agriculture Organization od the United Nations, il sistema NOVA classifica tutti gli alimenti in quattro gruppi: uno di questi, quello degli alimenti ultra-processati, è costituito da snack, bevande, piatti pronti e molti altri tipi di prodotti formulati principalmente o interamente da sostanze estratte dagli alimenti o derivate da componenti alimentari.

Questi cibi sono prodotti con molti additivi, inclusi quelli che imitano o migliorano le qualità sensoriali degli alimenti o delle preparazioni culinarie a base di alimenti, e il processo li rende generalmente molto pratici (pronti al consumo, quasi indeperibili) e molto attraenti (iper-appetibili) per i consumatori, nonché molto redditizi (ingredienti a basso costo, lunga durata di conservazione) per i loro produttori.

Ma questi processi e questi ingredienti rendono gli alimenti ultra-processati nutrizionalmente sbilanciati e inclini a un consumo eccessivo, con la conseguente possibilità di sostituire tutti gli altri tre gruppi alimentari NOVA, alcuni dei quali decisamente più sani, alla base di modelli dietetici consolidati da tempo, compresi quelli noti per favorire una vita lunga e sana.

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Gli esperti lo dicono da tempo: la praticità e l’attrattiva degli alimenti ultra-processati, come definiti da NOVA, e il loro marketing aggressivo sono tra le ragioni per cui essi rappresentano ormai circa o addirittura più della metà dell’energia alimentare totale consumata nei Paesi ad alto reddito con modelli alimentari meno consolidati, basati su pasti freschi preparati, come Stati Uniti d’America, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e Australia.

Le loro vendite nei Paesi a reddito medio, compresi quelli le cui culture basate su pasti freschi preparati sono finora sopravvissute, stanno crescendo molto rapidamente, fino al dieci percento all’anno.

Come riconoscere un cibo ultra-processato

Come si legge sulla rivista francese 60 Millions de Consommateurs, se vogliamo riconoscere facilmente gli alimenti ultra-processati dovremmo stare attenti a questi 5 particolari:

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I danni che provocano i cibi ultra-processati sulla nostra salute

Gli studi che dimostrano inequivocabilmente la pericolosità dei cibi ultra-processati ormai non si contano più, tra i rischi per il sistema cardiocircolatorio, quelli per il metabolismo e altri. Ad agosto 2025, inoltre, una ricerca dell’Università di Copenaghen (Danimarca) aveva dimostrato che il loro consumo può portare ad un aumento di peso, alterando gli ormoni e persino introducendo nell’organismo degli uomini sostanze nocive per lo sperma, con ripercussioni sulla fertilità.

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Ad agosto 2025, inoltre, uno studio nutrizionale controllato aveva dimostrato che il consumo di  alimenti ultra-processati (UPF) influisce negativamente sulla qualità dello sperma e riduce i livelli di ormone follicolo-stimolante (FSH) e di testosterone circolante.

Ma c’è di più: un lavoro del 2023, in realtà una revisione di ricerche precedenti, aveva rivelato anche un particolare piuttosto inquietante: proprio per le loro caratteristiche, i cibi ultraprocessati tendono a creare dipendenza.

Secondo gli esperti, che hanno analizzato 281 studi provenienti da 36 Paesi diversi, il consumo di cibi ultra-processati potrebbe, in alcune persone, generare desiderio intenso, sintomi di astinenza oltre che un minore controllo sull’assunzione e l’uso continuato.

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La nuova ricerca

Gli scienziati hanno ora analizzato i dati di 831 donne e 651 partner maschili partecipanti a uno studio prospettico di popolazione che ha seguito i genitori dal periodo preconcezionale fino all’infanzia dei loro figli, il Generation R Study Next Programme. Le coppie sono state incluse nello studio nel periodo preconcezionale o durante la gravidanza, tra il 2017 e il 2021.

In particolare, è stata valutata l’alimentazione dei genitori tramite un questionario somministrato nelle prime fasi della gravidanza, intorno alla dodicesima settimana, classificando i diversi alimenti come non-UPF o UPF dove UPF sta per Ultra-Protein-Fruits, ovvero alimenti ultra-proteici, ed esprimendo l’assunzione di UPF come percentuale dell’apporto alimentare totale in grammi al giorno.

Tutte le donne erano in dolce attesa al momento della compilazione del questionario, e il consumo medio (mediano) di UPF è risultato pari al 22% e al 25%, rispettivamente, dell’apporto alimentare totale delle donne e degli uomini.

Un questionario ha inoltre fornito informazioni sul tempo necessario per il concepimento, sulla fecondabilità (la probabilità di concepire entro un mese) e sulla subfertilità (un tempo di concepimento pari o superiore a 12 mesi o l’utilizzo di tecniche di procreazione assistita).

La distanza tra la testa e i glutei dell’embrione (lunghezza vertice-coccige o CRL), che è un indicatore delle sue dimensioni e del suo sviluppo, e il volume del sacco vitellino sono stati misurati tramite ecografia transvaginale a sette, nove e undici settimane di gestazione.

I risultati

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Traiettorie di crescita embrionale nel primo trimestre in base al consumo materno di alimenti ultra-processati (UPF) ©Human Reproduction

Abbiamo osservato che il consumo di UPF nelle donne non era costantemente correlato al rischio di subfertilità e al tempo necessario per il concepimento – spiega Celine Lin, prima autrice del lavoro – ma era associato a una crescita embrionale e a un volume del sacco vitellino leggermente inferiori alla settima settimana di gravidanza

Anche se queste differenze nello sviluppo umano precoce – precisano gli autori – sono contenute, restano importanti da una prospettiva di ricerca e a livello di popolazione, poiché dimostrano per la prima volta che il consumo di UPF non è importante solo per la salute della madre, ma può anche essere correlato allo sviluppo della prole.

Negli uomini, abbiamo osservato che un maggiore consumo di UPF era correlato a un rischio maggiore di subfertilità e a un tempo più lungo per il concepimento – continua la scienziata – ma non allo sviluppo embrionale precoce

E numerosi studi indicano quanto siano cruciali le prime fasi della gravidanza: una crescita embrionale più lenta nel primo trimestre è associata infatti a un aumento del rischio di esiti avversi alla nascita, tra cui parto prematuro (prima delle 37 settimane), basso peso alla nascita e un aumento del rischio di problemi cardiaci e vascolari nell’infanzia. Un’alterata formazione del sacco vitellino è invece notoriamente correlata a un aumento del rischio di aborto spontaneo e parto prematuro.

Cosa deve essere dimostrato ancora perché i cibi ultra-processati siano banditi dalla nostra dieta?

Il lavoro è stato pubblicato su Human Reproduction.

Fonti: EurekAlert / Human Reproduction

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Articolo di Green Me