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Cibo

Da Barilla a Mutti: i migliori sughi pronti da comprare al supermercato o al discount (e c’è anche Lidl)

Francesca Biagioli
15/04/2026 17:00:00

Hai mai passato dieci minuti davanti allo scaffale dei sughi al supermercato senza riuscire a scegliere? Non sei sola (o solo). Tra vasetti di vario genere e formato, sughi freschi e prodotti a lunga conservazione, l’offerta è vastissima e non tutti si equivalgono. Per fortuna, Altroconsumo ha fatto il lavoro sporco per noi, analizzando oltre 280 sughi pronti di diverse tipologie (al pomodoro, ragù, pesto, verdure, ecc.) acquistati in 10 catene di supermercati e discount italiani.

Cosa ha scoperto? La prima cosa che salta all’occhio guardando i prodotti “molto buoni” (punteggio tra 80 e 100) è che a dominare sono i sughi al pomodoro, spesso in versione biologica o con materie prime certificate (IGP, DOP). Il vincitore assoluto con 88 punti è il sugo di pomodoro IGP di Pachino firmato Esselunga Top,un prodotto di filiera corta e ingredienti controllati che supera anche blasonati brand nazionali.

Sorprende, in senso positivo, vedere che tanti prodotti da discount e private label (Conad, Carrefour Bio, Coop, Lidl Italiamo) reggono benissimo il confronto con i grandi marchi come Barilla, Mutti e De Cecco. Segno che la qualità nutrizionale non è necessariamente legata al prezzo.

Un altro dato interessante è che non compare nessun pesto tra i “molto buoni”. La presenza di olio in grandi quantità, formaggi e spesso additivi pesa sul profilo nutrizionale di questa categoria.

I sughi pronti migliori

A seguire tutti i sughi pronti che hanno ottenuto un punteggio da 80 in su e sono dunque da considerare di qualità molto buona:

Come è stato condotto il test

Il metodo usato da Altroconsumo per valutare i sughi pronti è articolato. La valutazione nutrizionale pesa per il 55% sul punteggio totale e si basa sul sistema Nutri-score, che tiene conto di grassi saturi, zuccheri, sale, fibre e proteine ogni 100 grammi di prodotto. A questo si aggiunge un’analisi degli additivi (15%), con una distinzione tra quelli “accettabili” e quelli “da evitare”, e una valutazione del grado di trasformazione industriale (15%): più ingredienti ultra-processati contiene un prodotto, più il punteggio scende.

Gli edulcoranti pesano per il 10%, la loro presenza è sempre valutata negativamente, in linea con le raccomandazioni OMS. Infine, le dimensioni della porzione incidono per un 5%, penalizzando i prodotti con porzioni più grandi rispetto alla media della categoria.

Il risultato è un punteggio da 0 a 100 che si traduce in cinque fasce: da “molto scarso” (rosso) a “molto buono” (verde scuro).

Fonte: Altroconsumo

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Articolo di Green Me