menu
menu
Salute

Stai bene? No, a meraviglia se riesci a conservare la capacità di stupirti

Ilaria Rosella Pagliaro
01/02/2026 19:36:00

A un certo punto succede. Non sappiamo dire quando, ma succede. Ci accorgiamo che il mondo è diventato un posto “già visto”. Il cielo è sempre il cielo, gli alberi sono alberi, il mare è bello ma non ci ferma più. Guardiamo, ma non restiamo ad osservare. E non perché siamo diventati cinici: semplicemente siamo occupati.

La meraviglia è una delle prime cose che perdiamo crescendo. Non perché non serva più, ma perché rallenta. E rallentare, oggi, sembra quasi un difetto. Eppure, quella sensazione improvvisa, quando qualcosa ti sorprende davvero e per un attimo smetti di pensare a te, non è un capriccio emotivo. È una reazione mentale precisa. E funziona.

La cosa interessante della meraviglia è che non ti chiede di migliorarti. Non devi fare niente: non devi capire, né reagire. Succede e basta. E proprio per questo è rara. Dal punto di vista psicologico, quando provi stupore l’attenzione si sposta fuori da te. I pensieri si allargano, il dialogo interno si abbassa di volume. I problemi restano, ma non occupano tutto lo spazio. È come se la mente, davanti a qualcosa di più grande, si concedesse una tregua.

Non è meditazione o mindfulness da manuale. È una reazione spontanea. E sempre più studi mostrano che riduce lo stress e la ruminazione mentale, quella sensazione di avere la testa sempre accesa, anche quando vorresti spegnerla.

Non è solo una sensazione

Nel 2025, Scientific Reports ha pubblicato uno studio che ha fatto una cosa molto concreta: ha verificato se allenare la meraviglia nella vita quotidiana potesse avere effetti reali sulla salute mentale.

Ai partecipanti non è stato chiesto di cambiare vita o di diventare più positivi. Solo di prestare attenzione a momenti di stupore nella routine: osservare la natura, fermarsi, guardare senza scorrere. Dopo alcune settimane, chi aveva seguito questo percorso mostrava meno sintomi depressivi, meno stress e una percezione migliore del proprio benessere rispetto a chi non lo aveva fatto.

La cosa interessante è che non parliamo di persone “inclini alla poesia”, ma di un intervento semplice, ripetibile, misurabile che ha portato a una risposta molto chiara: stupirsi non è una perdita di tempo. È un modo per stare un po’ meglio dentro quello che già c’è.

C’è un altro effetto collaterale, meno evidente, ma molto reale. Quando proviamo meraviglia, per un attimo smettiamo di essere il centro della scena. Ci sentiamo più piccoli, ma non in senso negativo. Più ridimensionati.

Questo cambia il modo in cui ci muoviamo nel mondo. Le ricerche mostrano che chi sperimenta più spesso questo tipo di emozione tende a essere più aperto, meno difensivo, meno ripiegato su di sé. Non perché diventi improvvisamente migliore, ma perché la prospettiva si allarga.

Crescendo smettiamo di stupirci per difesa

Da bambini lo stupore è automatico. Poi impariamo a prevedere, a sapere già come va a finire, a non farci “distrarre”. La meraviglia rallenta, e rallentare sembra pericoloso. Così la mettiamo da parte.

Ma non scompare. Si addormenta. E no, non serve fare cose straordinarie per risvegliarla. La meraviglia nasce spesso da cose normali viste con attenzione: una sera limpida, un silenzio improvviso, un dettaglio che non avevi mai notato. Succede quando smetti di guardare per passare oltre.

Stupirsi non risolve la vita, non sistema le cose, non mette ordine. Però abbassa il rumore di fondo. E quando il rumore cala, si torna a sentire qualcosa di vero.

Fonte: Scientific Reports

Ti potrebbe interessare anche: 

Articolo di Green Me