Il centro storico di Massa si sta trasformando in un acceso campo di battaglia giudiziario e culturale che vede contrapposti l’amministrazione comunale e gli ambientalisti. Oggetto del contendere è la nuova determina dirigenziale del Settore Ambiente che ha approvato un piano straordinario di contenimento dei piccioni dal valore di 38mila euro.
L’incarico operativo è stato affidato all’impresa FT Falconeria di Lorenzo Tartarini, chiamata a gestire le complesse operazioni di bird control. La strategia stabilita prevede il posizionamento diffuso di gabbie-trappola caricate con esche alimentari, l’ispezione quotidiana delle gabbie per liberare eventuali specie estranee catturate per errore, fino alla successiva soppressione degli esemplari e allo smaltimento delle carcasse sotto la supervisione dei servizi veterinari dell’Asl.
Le motivazioni dell’amministrazione
A spingere la giunta municipale verso la linea dura sono state le continue segnalazioni dei residenti e il costante degrado dell’area urbana. Secondo il documento dell’Ente, la proliferazione incontrollata dei volatili comporta pesanti rischi igienico-sanitari, dovuti al proliferare di parassiti quali pulci e zecche veicolati dalle piume e dal guano. Quest’ultimo, con la sua forte carica acida, accelera drammaticamente il deterioramento delle superfici lapidee dei monumenti storici, compromettendo l’estetica della città. L’amministrazione precisa inoltre che i tradizionali divieti di somministrazione di cibo e l’obbligo di bonifica dei siti di nidificazione per i privati non sono più sufficienti per arginare l’emergenza, rendendo necessario l’intervento numerico previsto dal regolamento della Regione Toscana.
Le prospettive d’intervento e il confronto sul futuro urbano
Il programma operativo predisposto dalla ditta incaricata prevede che la fase più intensa delle operazioni si concentri nei mesi autunnali e invernali, ritenuti operativamente più efficaci. L’amministrazione ha comunque mantenuto la facoltà di anticipare le trappole già in piena estate in presenza di focolai critici. L’intero svolgimento delle attività dovrà essere accuratamente rendicontato alla Regione, dimostrando di non aver valicato i tassi minimi di presenza della specie.
La protesta della Lndc e la minaccia del ricorso al Tar
La risposta del mondo animalista non si è fatta ovviamente attendere ed è arrivata con toni durissimi. La presidente nazionale di Lndc Animal Protection, Piera Rosati, ha chiesto il blocco immediato di ogni cattura e il completo ritiro del provvedimento in autotutela, annunciando l’impugnazione dell’atto dinanzi al Tar con richiesta di sospensiva cautelare d’urgenza.
Secondo la guida dell’associazione, stanziare risorse pubbliche per eliminare fisicamente gli animali rappresenta una scorciatoia crudele ed inefficace. La Rosati ha sottolineato che la rimozione forzata non risolve la causa del problema, poiché la popolazione rimossa verrà rapidamente rimpiazzata da altri esemplari. L’associazione esige la pubblicazione immediata dei censimenti scientifici, dei dati sanitari ufficiali e la prioritaria sperimentazione di metodi ecologici incruenti come la sterilizzazione o la chiusura accessibile dei nidi.
L’abbattimento non è la soluzione
Eliminare fisicamente gli animali non è la soluzione: i piccioni non sono rifiuti da smaltire, bensì esseri viventi vittime dell’incuria urbana. Inoltre la scienza dimostra che le mattanze sono del tutto inutili per il cosiddetto effetto vuoto biologico, poiché gli esemplari soppressi verranno presto rimpiazzati da altri volatili attratti dalle medesime fonti di cibo. La speranza di tutti noi è che l’intervento dei legali e la pressione dell’opinione pubblica possano congelare definitivamente le gabbie, spingendo la città di Massa verso una soluzione civile e lontana da qualsiasi logica di abbattimento.