Se stai leggendo questo articolo da smartphone, è molto probabile che il collo sia leggermente proteso in avanti. Non è una colpa, né una distrazione: è semplicemente il modo in cui viviamo oggi. Lavoriamo seduti, comunichiamo piegati sugli schermi, ci rilassiamo nello stesso identico assetto. Il problema è che il corpo non ama restare fermo troppo a lungo, e il collo è spesso il primo a presentare il conto, sotto forma di rigidità, fastidio o quel dolore sordo che arriva alle spalle e non se ne va.
Negli ultimi anni, fisioterapisti e ricercatori hanno iniziato a parlare sempre più spesso di tech neck, una condizione legata all’uso prolungato dei dispositivi digitali. Non è una moda linguistica, ma una realtà che riguarda adulti, adolescenti e perfino bambini. A confermarlo non sono solo le esperienze quotidiane, ma anche studi scientifici recenti che mostrano un legame chiaro tra postura, abitudini sedentarie e dolore cervicale.
L’importanza delle pause
Secondo Rocco Cavaleri, docente senior di fisioterapia, il punto non è stare “dritti come soldatini”, ma interrompere la staticità. Restare seduti per ore, anche con una postura apparentemente corretta, crea comunque tensione. Alzarsi ogni mezz’ora o poco più, anche solo per un minuto, permette al corpo di riorganizzarsi. Il collo, in particolare, beneficia di questi micro-movimenti molto più di quanto si immagini.
Una visione condivisa anche da Julia Treleaven, che sottolinea quanto siano utili le piccole correzioni frequenti. Non serve stravolgere la giornata né trasformare l’ufficio in una palestra improvvisata. Basta ricordarsi di allungare il collo, aprire leggermente le spalle, cambiare posizione. È un modo semplice per dire al corpo: “Ti sto ascoltando”.
Ascoltare i segnali è fondamentale. Poonam Mehta invita a non ignorare la comparsa di tensione o fastidio, perché spesso è proprio lì che il corpo chiede una pausa. Quando non è possibile alzarsi, anche cambiare attività può fare la differenza. Spostare l’attenzione dallo schermo, telefonare, guardare fuori dalla finestra, muovere il capo lentamente sono gesti minimi, ma efficaci. Come ricorda Peter Stubbs, la varietà di movimento è una forma di prevenzione spesso sottovalutata.
Portare lo schermo all’altezza degli occhi per contrastare la tech neck
A rafforzare queste indicazioni arriva anche la ricerca scientifica. Uno studio pubblicato sulla rivista Children di MDPI ha analizzato il fenomeno della tech neck in bambini e adolescenti, mostrando che pause regolari, attenzione alla postura e uso di supporti ergonomici sono associati a una riduzione significativa dei sintomi cervicali. Il dato interessante è che non si parla di soluzioni complesse, ma di abitudini quotidiane. Chi si ferma, chi cambia posizione, chi porta lo schermo all’altezza degli occhi avverte meno dolore e un impatto minore sulla qualità della vita. Un messaggio che vale anche per gli adulti, soprattutto in un’epoca in cui lavoro e tempo libero passano entrambi dallo stesso dispositivo.
Proprio l’altezza dello schermo è un nodo cruciale. Portare il telefono o il computer verso lo sguardo, invece di piegare il collo verso il basso, riduce in modo netto il carico sulla cervicale. Piccoli accorgimenti, come un supporto per il laptop o un semplice rialzo, aiutano più di quanto sembri. Anche spostare leggermente il monitor durante la giornata costringe il collo a ruotare in modo naturale, evitando quella fissità che irrigidisce i muscoli.
Quando la tensione si fa sentire, il movimento deve essere dolce. Scrocchiare il collo o forzare gli allungamenti può dare un sollievo momentaneo, ma non risolve il problema. I fisioterapisti suggeriscono mobilizzazioni lente, controllate, da fare anche da seduti. Il collo ama i gesti fluidi, non gli strappi. Seguire il movimento con il respiro aiuta a sciogliere non solo i muscoli, ma anche quella componente di stress che spesso si accumula proprio tra spalle e trapezi.
E poi c’è il resto della giornata, fuori dall’orario di lavoro. Camminare, fare una breve passeggiata, scegliere le scale, muoversi anche quando si ha poco tempo. L’attività fisica regolare mantiene il collo più forte e reattivo. Anche il sonno conta: dormire con un supporto adeguato e in una posizione neutra riduce le tensioni notturne che spesso ci portiamo dietro al risveglio.
Alla fine, prendersi cura del collo non significa aggiungere un altro impegno alla lista infinita delle cose da fare. Significa tornare ad abitare il corpo, ricordandosi che non siamo progettati per restare immobili davanti a uno schermo. Il collo non chiede miracoli, ma attenzione. E quando iniziamo a dargliela, spesso risponde molto meglio di quanto ci aspettiamo.
Fonte: Children
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