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Cibo

Spaghetti, cadmio nell’80% della pasta analizzata: i risultati di Barilla, De Cecco e Rummo

Marco Crisciotti
12/09/2026 08:02:00

Un nuovo test di laboratorio accende i riflettori sulla presenza di cadmio negli spaghetti. Tra i marchi italiani sotto esame anche Barilla, De Cecco e Rummo, con risultati molto diversi a seconda della referenza.

La pasta è uno degli alimenti più presenti sulle nostre tavole, ma cosa troviamo davvero dentro una confezione di spaghetti? A questa domanda ha cercato di rispondere 60 Millions de Consommateurs, che ha portato in laboratorio diverse confezioni di pasta sottoponendole a un’ampia serie di analisi.

Gli esperti della rivista francese hanno cercato metalli pesanti, pesticidi e micotossine, ma hanno valutato anche il profilo nutrizionale, la composizione e il comportamento della pasta dopo la cottura. Il risultato che colpisce maggiormente è quello relativo al cadmio, rilevato in gran parte dei prodotti analizzati.

Una presenza che, va precisato, non significa automaticamente che la pasta sia pericolosa o non conforme alla legge. Tutti i livelli di cadmio riscontrati sono infatti rimasti al di sotto dei limiti normativi europei. Il problema, secondo la rivista, riguarda soprattutto le differenze piuttosto marcate tra un prodotto e l’altro e il fatto che il cadmio tende ad accumularsi nell’organismo.

Perché il cadmio preoccupa così tanto

Tra le sostanze ricercate, il cadmio è quello che ha attirato maggiormente l’attenzione degli esperti. Si tratta di un metallo pesante classificato come cancerogeno, mutageno e tossico per la riproduzione, che può essere presente naturalmente nei terreni e arrivare agli alimenti attraverso le colture.

Secondo l’agenzia francese ANSES, citata da 60 Millions, per le persone che non fumano l’alimentazione rappresenta la principale fonte di esposizione al cadmio, arrivando a spiegare fino al 98% dell’esposizione totale.

Tra gli alimenti che possono contribuire all’assunzione di questo contaminante ci sono proprio diversi prodotti a base di cereali, tra cui pane, riso e pasta. Il problema non è rappresentato da una singola porzione di spaghetti, ma dall’esposizione ripetuta nel tempo. Il cadmio, infatti, tende ad accumularsi nell’organismo.

Perché proprio la pasta può contenere cadmio?

La risposta è che il grano duro è particolarmente interessato dalla presenza di questo metallo. Il gruppo di monitoraggio del cadmio nella filiera alimentare francese ha rilevato nel grano duro un contenuto medio di 0,056 mg/kg, un valore comunque molto inferiore al limite europeo di 0,18 mg/kg previsto per il grano. Il confronto con il grano tenero è però significativo: quest’ultimo presenta un valore medio di circa 0,034 mg/kg. Una delle ragioni per cui la pasta di grano duro può rappresentare una fonte di esposizione al cadmio è quindi legata proprio alla capacità della pianta di assorbire questo elemento dal terreno.

Gli spaghetti con più cadmio

Tra i 18 spaghetti analizzati, il risultato più elevato per il cadmio riguarda gli spaghetti integrali Barilla, nei quali 60 Millions ha rilevato 0,071 mg/kg. È un dato che la rivista considera particolarmente significativo.

Perché la pasta integrale potrebbe presentare livelli maggiori? La spiegazione è legata alla struttura del chicco. Il cadmio tende infatti ad accumularsi soprattutto negli strati più esterni del cereale, che vengono eliminati in parte durante la raffinazione ma rimangono nella farina integrale.

Questo non significa che la pasta integrale sia da evitare: dal punto di vista nutrizionale presenta infatti importanti vantaggi, soprattutto per il maggiore contenuto di fibre. Il risultato del test mostra però che anche un alimento considerato generalmente più salutare può contribuire all’esposizione a determinati contaminanti.

barilla protein test cadmio

@60 Millions de Consommateurs

barilla senza glutine test cadmio

@60 Millions de Consommateurs

barilla test cadmio

@60 Millions de Consommateurs

de cecco rummo test cadmio

@60 Millions de Consommateurs

Cosa significa per chi mangia pasta tutti i giorni?

60 Millions fa un esempio concreto. Secondo i calcoli della rivista, un bambino di circa 12 anni, del peso di 40 kg, che consumasse cinque porzioni settimanali da 60 grammi di pasta secca con il livello di cadmio rilevato negli spaghetti integrali Barilla arriverebbe ad assumere circa 21 microgrammi di cadmio alla settimana. Si tratta di oltre un quinto della dose settimanale tollerabile indicata dall’autorità europea.

È importante però non interpretare questo dato come una soglia oltre la quale la pasta diventa automaticamente pericolosa: la pasta è soltanto una delle numerose possibili fonti alimentari di cadmio e l’esposizione complessiva dipende dall’insieme degli alimenti consumati.

I risultati degli spaghetti italiani

Tra gli spaghetti analizzati troviamo diversi prodotti italiani dei marchi Barilla, De Cecco e Rummo, con risultati differenti a seconda della referenza.

Gli spaghetti De Cecco n. 12 hanno ottenuto un punteggio complessivo di 14,2/20, collocandosi nella parte alta della classifica considerando tutti i parametri. Per quanto riguarda specificatamente il cadmio, però, hanno ricevuto un giudizio molto negativo (–).

Gli spaghetti Barilla Protein+ hanno invece raggiunto 15,2/20, conquistando una delle posizioni migliori del test. Il prodotto si distingue soprattutto dal punto di vista nutrizionale per l’elevato contenuto proteico e, per il cadmio, ha ottenuto un giudizio molto positivo (+++).

Più complesso il quadro per gli spaghetti integrali Barilla: pur offrendo un vantaggio nutrizionale in termini di fibre, hanno fatto registrare il valore di cadmio più alto tra tutti gli spaghetti analizzati, pari a 0,071 mg/kg, ricevendo per questo parametro un giudizio molto negativo (–).

Gli spaghetti Barilla senza glutine hanno ottenuto invece un punteggio complessivo di 11,9/20, ma un giudizio molto buono per il cadmio.

Gli spaghetti Rummo senza glutine n. 3, infine, hanno raggiunto il punteggio di 14,2/20. Per questi ultimi, 60 Millions segnala, oltre a un giudizio negativo sul cadmio, anche la presenza di arsenico, uno degli altri contaminanti ricercati nel test.

E i pesticidi?

Buone notizie arrivano invece dal fronte pesticidi. La rivista ha ricercato ben 728 molecole nei campioni analizzati. Circa due terzi della pasta non presentava residui rilevabili, indipendentemente dal fatto che si trattasse di prodotti convenzionali, integrali, biologici o senza glutine. Tra questi anche le paste italiane, che hanno ottenuto il voto più alto sul fronte dei pesticidi. In alcuni casi, tuttavia, sono state individuate più sostanze contemporaneamente. Tra le molecole rilevate figurano il piperonil butossido, utilizzato come sinergizzante di alcuni insetticidi piretroidi, la deltametrina e il clopiralid.

I livelli riscontrati, precisa la rivista, erano comunque al di sotto dei limiti massimi consentiti. Gli esperti hanno cercato anche le micotossine, sostanze prodotte naturalmente da alcune muffe che possono svilupparsi sulle colture agricole prima del raccolto o durante la conservazione. Tra quelle più problematiche ci sono aflatossine, ocratossina A, fumonisine, deossinivalenolo (DON) e tossine T-2 e HT-2. Nel complesso, il test non ha evidenziato una situazione particolarmente allarmante, ma conferma quanto possano essere differenti i risultati da un prodotto all’altro, anche tra spaghetti appartenenti allo stesso marchio.

Fonte: 60 Millions de Consommateurs

Articolo di Green Me