menu
menu
Animali

Ti racconto la storia della signora dei pinguini alla fine del mondo

Riccardo Liguori
26/05/2026 18:00:00

Nella Terra del Fuoco c’è una baia che per secoli gli esploratori hanno considerato poco utile. Troppo bassa per le navi, troppo difficile da raggiungere, troppo lontana. Oggi, quel tratto remoto di costa cilena è diventato uno dei luoghi più sorprendenti della conservazione mondiale: l’unica colonia continentale di pinguini reali esistente fuori dalle isole sub-antartiche. E il merito, almeno in parte, è di una ex insegnante d’asilo di 72 anni.

@Canva/Reserva Natural Pingüino Rey

La storia di Cecilia Durán Gafo, raccontata dal Guardian, sembra uscita da un romanzo. Quando, all’inizio degli anni Novanta, vide comparire i primi pinguini nella sua proprietà, nella Bahía Inútil, Durán non immaginava che sarebbe diventata la custode di una colonia destinata a richiamare biologi e visitatori da tutto il mondo. I pinguini reali, Aptenodytes patagonicus, vivono quasi esclusivamente sulle isole dell’Oceano Antartico. Eppure da centinaia di anni frequentano queste coste ventose della Patagonia cilena, probabilmente perché le acque basse offrono protezione naturale dai grandi predatori marini.

L’inizio della colonia

Per molto tempo, però, i pinguini non riuscirono a stabilirsi in modo stabile. Troppa pressione umana, troppo disturbo. Durán ha raccontato al Guardian che alcuni esemplari vennero persino catturati da persone che si presentavano come ricercatori scientifici. “Hanno messo i pinguini in gabbia e li hanno portati in Giappone”, ha spiegato al quotidiano inglese. Dopo quell’episodio, gli animali sparirono per anni.

Quando tornarono, nel 2010, la situazione sembrò ripetersi: visitatori troppo invadenti, uova sottratte, fotografie a pochi centimetri dagli animali. “Li vestivano con cappellini e occhiali da sole e si facevano selfie”, ha ricordato Durán. Nel giro di poco tempo la colonia collassò: da circa 90 esemplari ne rimasero soltanto otto. Fu allora che Cecilia Durán prese una decisione: proteggere i pinguini delimitando una parte della sua proprietà. Cominciò da sola, passando intere giornate sulla spiaggia per controllare che nessuno disturbasse gli animali. “Venivo qui con un thermos e un panino”, racconta. “Restavo tutto il giorno, congelata fino alle ossa”.

Nel 2011 quei terreni sono diventati ufficialmente una riserva privata destinata alla conservazione per i prossimi cento anni. Oggi l’area protetta copre 30 ettari e ospita una squadra composta da biologi, veterinari e operatori dell’ecoturismo. Anche il turismo, qui, ha trovato un equilibrio diverso: i visitatori, fino a 15mila l’anno, possono osservare i pinguini soltanto a distanza, lungo percorsi controllati.

Le notti contro i visoni

La sfida non riguardava soltanto gli esseri umani. Nella Terra del Fuoco, visoni e volpi grigie introdotti dall’uomo nel secolo scorso attaccavano uova e pulcini. Per anni il team della riserva ha lavorato di notte per allontanarli dalla colonia. Compravano scarti di carne dai macellai locali e li lasciavano lontano dall’area protetta, abituando così i predatori a cacciare altrove. Con il tempo sono arrivati anche i risultati. Lo scorso anno sono sopravvissuti 23 pulcini: il numero più alto mai registrato nella colonia.

Un laboratorio naturale

La riserva è diventata anche un centro di ricerca scientifica. Gli studiosi che collaborano con l’Antarctic Research Trust hanno osservato che i pinguini arrivati da colonie distanti migliaia di chilometri riescono ad adattarsi rapidamente al cibo disponibile nella baia cilena. Una caratteristica che potrebbe rivelarsi preziosa in un ecosistema marino sempre più alterato dalla crisi climatica. La storia della Bahía Inútil, in fondo, colpisce perché racconta una convivenza fragile ma costruita su regole, pazienza e presenza, in un angolo del Pianeta dove il vento soffia quasi sempre e i pinguini continuano a tornare.

Articolo di Green Me