Sulle vecchie piste dell’aeroporto di Ellinikon, a sud di Atene, il calcestruzzo sta cambiando mestiere. Una parte verrà recuperata per costruire sedute, muri e altri elementi del nuovo parco; intorno, il progetto prevede più di 3 milioni di piante, comprese circa 30mila alberi. Dove per decenni si accumulavano asfalto e motori, si sta preparando un’enorme area verde affacciata sul mare. E con una richiesta abbastanza impegnativa: riuscire a rimanere vivibile durante il caldo estremo. LAMDA Labs indica infatti una copertura verde superiore al 70% e una rete di percorsi progettati, attraverso simulazioni termiche, per risultare fino a 4°C più freschi delle zone circostanti.
Si chiama Ellinikon Park ed è il cuore verde della gigantesca riqualificazione dell’ex aeroporto internazionale ateniese, dismesso nel 2001. Il sito ufficiale parla di circa 2 milioni di metri quadrati di verde, collegati da decine di chilometri di percorsi pedonali e ciclabili. Atene, del resto, non sta progettando tutto questo per vezzo paesaggistico: il Comune avverte che giornate molto calde e ondate di calore stanno aumentando per intensità, frequenza e durata. Qui l’ombra comincia ad avere un valore molto meno ornamentale.
Quei 4°C arrivano dalle simulazioni, non ancora dai termometri
Il dettaglio che salta subito all’occhio è quello dei 4°C in meno. Il progetto ha utilizzato thermal mapping e Computational Fluid Dynamics, cioè simulazioni che permettono di studiare come calore, ombra e movimento dell’aria cambieranno nei diversi punti del parco. Da qui nasce la rete delle cosiddette “cool routes”, le strade fresche pensate per sfruttare alberi, ventilazione e disposizione degli spazi. La documentazione pubblicata da LAMDA Labs parla di temperature fino a 4°C inferiori rispetto alle aree vicine.
Qui, però, il termometro va messo anche alla promessa. Si tratta di un risultato delle simulazioni progettuali, non di una differenza già misurata per anni dentro un parco maturo. La ricerca scientifica dà comunque una base piuttosto solida all’idea: una revisione sistematica pubblicata nel 2025, costruita su 84 studi, ha trovato riduzioni della temperatura comprese indicativamente tra 1 e 7°C negli spazi verdi urbani, con differenze enormi legate a clima, densità degli alberi, disposizione del verde e metodo usato per misurare il raffrescamento. Quattro gradi, insomma, sono possibili. Se saranno davvero quattro proprio a Ellinikon dovrà dirlo il parco, una volta cresciuto.
Una parte della strategia passa dalla vegetazione. Più del 70% delle specie previste sarà autoctono o adattato alle condizioni locali, mentre l’obiettivo dichiarato è creare habitat capaci di ospitare oltre 520 specie di flora e fauna. Lo studio di progettazione Sasaki, che guida il progetto paesaggistico insieme a Doxiadis+, descrive un sistema costruito scegliendo le piante anche per la loro capacità di resistere ai suoli e al clima dell’Attica, oltre che per offrire cibo e rifugio alla fauna.
Tre milioni di piante devono anche bere
Piantare 30mila alberi in una città mediterranea sempre più calda presenta un piccolo inconveniente: l’acqua. Un parco del genere non può permettersi di essere verde soltanto nei rendering.
Per questo il progetto prevede che l’acqua recuperata copra il fabbisogno dell’irrigazione. Una centrale di trattamento dovrà produrre fino a 7mila metri cubi al giorno di acqua non potabile da utilizzare anche per la manutenzione del verde; a questa si affianca una cisterna da 10mila metri cubi già realizzata. Sensori nel terreno e dati meteorologici regoleranno poi l’irrigazione, con un risparmio indicato dal progetto fino al 90% rispetto ai sistemi convenzionali.
Anche la pioggia viene trattata come qualcosa da trattenere invece di spedire rapidamente nelle fogne. Il sistema comprende giardini della pioggia, aree drenanti, piccoli canali vegetati e il recupero del torrente Trachones. La vecchia vasca olimpica utilizzata nel 2004 per canoa e kayak diventerà inoltre un lago di circa 1,5 ettari capace di accumulare acqua piovana nella stagione umida e funzionare anche come riserva durante siccità e incendi. Un’infrastruttura idrica mascherata molto bene da passeggiata al parco.
Anche le vecchie piste rimangono, solo in pezzi diversi
Dell’aeroporto non sparirà tutto sotto terra. Sasaki stima che circa 28.700 metri quadrati di calcestruzzo proveniente da piste e piazzali saranno recuperati e incorporati nel paesaggio. Alcune strutture storiche verranno conservate, compreso il terminal progettato dall’architetto finlandese-americano Eero Saarinen. L’idea è riutilizzare ciò che esiste già invece di demolire, portare via e ricomprare materiale nuovo qualche chilometro più in là. Che sembra quasi rivoluzionario, finché non ci si ricorda che è semplicemente economia dei materiali.
Va precisata anche un’altra cosa. L’intero vecchio aeroporto non sta diventando un parco. Ellinikon Park è il grande nucleo verde di una trasformazione urbana molto più ampia, che comprende abitazioni, strutture commerciali, impianti sportivi e altri edifici. Il masterplan interessa complessivamente circa 6,2 milioni di metri quadrati. Raccontare la storia come “un aeroporto trasformato interamente in bosco” sarebbe decisamente più romantico, solo che mancherebbero parecchi palazzi.
E neppure tutto il verde esiste già. Una prima porzione, l’Experience Park, è aperta dal 2021 e oggi ospita circa 900 alberi e 80mila piante su 75mila metri quadrati. Il parco metropolitano completo è ancora in costruzione; secondo le tempistiche ufficiali del progetto, gran parte degli interventi della prima fase dovrebbe prendere forma tra il 2027 e il 2028.
Per ora restano ruspe, giovani alberi, simulazioni e un aeroporto che perde lentamente la propria forma. Se il progetto funzionerà come previsto, fra qualche anno una delle superfici più dure della costa ateniese potrebbe diventare proprio ciò che manca durante un pomeriggio di luglio: un posto con ombra, acqua e qualche grado in meno. Gli aerei, almeno lì, hanno già smesso di scaldare la pista.