Gli strumenti dell’US Geological Survey (USGS) hanno rilevato un sollevamento del suolo di 1,5-2 centimetri lungo il bordo settentrionale della caldera del supervulcano di Yellowstone, nello storico Parco Nazionale negli Stati Uniti. L’anomalia è stata registrata a luglio 2025 e confermata dai rilevamenti radar e GPS, ma solo di recente l’USGS ha diffuso il comunicato. La domanda sorge quindi spontanea: dobbiamo preoccuparci?
Il dottor Michael Poland, geofisico dell’USGS e responsabile dello Yellowstone Volcano Observatory, ha sottolineato che questa deformazione rientra nel normale comportamento della caldera, che negli ultimi cento anni ha alternato sollevamenti e abbassamenti del terreno. I movimenti possono essere causati da attività magmatica, spostamenti delle faglie o variazioni nei fluidi idrotermali sotterranei.

Una storia di deformazioni già nota
L’area interessata si trova poco a sud del Norris Geyser Basin, una delle zone più attive e calde del supervulcano. Qui, tra il 1996 e il 2004, si era verificato un sollevamento di 12 centimetri, chiamato “Anomalia del Sollevamento di Norris” (NUA), dovuto all’accumulo di magma a circa 14 chilometri di profondità. Dopo il 2004, il terreno si è abbassato e poi è rimasto stabile fino al 2013, quando ha iniziato a mostrare fasi alternate di sollevamento e abbassamento a causa di acqua rilasciata dal magma.
Grazie a strumenti moderni come radar interferometrico ad apertura sintetica (InSAR) e stazioni GPS, il nuovo sollevamento di 2 centimetri è stato intercettato con precisione. Anche se accompagnato da un leggero aumento dell’attività sismica, nel 2025 i terremoti sono stati meno numerosi del solito, con un massimo di magnitudo 2,7 registrato a novembre.
Nessun allarme imminente
Il geofisico Poland rassicura che, al momento, non ci sono segnali di eruzione imminente. Yellowstone resta un gigante attivo, con geyser, fumarole e terremoti, ma la deformazione attuale è di entità modesta rispetto ad altri sistemi vulcanici. Qualsiasi eruzione catastrofica richiederebbe un’accelerazione drastica dei tassi di deformazione, monitorabile in tempo reale dalle reti GPS.
I rischi di un supervulcano
Il vero pericolo dei supervulcani come Yellowstone, Toba o i Campi Flegrei, non è solo l’eruzione stessa, ma l’impatto globale che può avere. Ceneri e gas immessi in atmosfera possono oscurare la luce solare, provocando un “inverno vulcanico” con crollo delle temperature, effetti sulla fotosintesi e conseguenze gravi per la biosfera e l’umanità. L’ultima eruzione effusiva dello Yellowstone risale a 70.000 anni fa, mentre le eruzioni più violente si sono verificate tra 2,1 milioni e 630.000 anni fa.
Fonte: U.S. Geological Survey
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