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Casa

Quando spegnere il riscaldamento nel 2026? Le date giuste per risparmiare senza perdere comfort

Ilaria Rosella Pagliaro
29/03/2026 12:32:00

Ogni primavera il riscaldamento cambia faccia. Per qualche ora del pomeriggio sembra un relitto dell’inverno, un oggetto rimasto acceso per abitudine. Poi arriva il mattino presto, l’aria punge appena, il pavimento si raffredda, e quella decisione che sembrava banale riprende peso. Nel 2026, poi, il tema delle bollette resta nervoso: gli attacchi alle infrastrutture del gas in Qatar hanno colpito il 17% della capacità export di GNL del Paese, con ricadute anche sull’Italia, che si è mossa per cercare forniture alternative, mentre ARERA continua ad aggiornare mese per mese la componente materia prima per i clienti vulnerabili.

Perché il giorno in cui spegni il riscaldamento pesa davvero

Il punto vero sta qui: spegnere il riscaldamento bene vale più di quanto sembri. ENEA ricorda che 19°C bastano per il comfort domestico, che ogni grado in meno può tagliare fino al 10% dei consumi di combustibile e che un’ora in meno di accensione insieme a un grado in meno può tradursi in un risparmio energetico intorno al 15%. A fine stagione, quando il freddo perde forza e la casa trattiene meglio il calore, questa differenza si sente eccome.

In Italia, però, la risposta cambia da città a città perché decide la zona climatica del Comune. Il calendario ordinario fissato dal D.P.R. 412/1993 segue questo ritmo: zona A fino al 15 marzo per 6 ore al giorno, zona B fino al 31 marzo per 8 ore, zona C fino al 31 marzo per 10 ore, zona D fino al 15 aprile per 12 ore, zona E fino al 15 aprile per 14 ore, zona F senza limitazioni ordinarie. Fuori da queste finestre, gli impianti possono comunque essere attivati solo davanti a condizioni climatiche che lo giustifichino e per un tempo giornaliero pari alla metà di quello consentito a regime.

Casa autonoma e condominio si muovono in modo diverso

Chi vive in una casa con impianto autonomo ha un margine di manovra più ampio e farebbe bene a usarlo con intelligenza. Il segnale più utile arriva dall’insieme delle cose concrete: temperature esterne stabili, sole che entra davvero in casa, radiatori che partono sempre più di rado, stanze che la sera reggono ancora bene senza crollare appena tramonta il sole. In quel momento conviene accompagnare la stagione invece di subirla, con una transizione graduale: un grado in meno, meno ore di accensione, più attenzione alle stanze vissute davvero.

Nel condominio la faccenda si fa più collettiva e molto meno poetica. Entrano in scena amministratore, regolamento, discussioni da pianerottolo e il solito contrasto tra chi gira ancora in felpa pesante e chi spalanca le finestre. Anche qui, però, il criterio resta italiano fino in fondo: zona climatica, calendario di legge, eventuali ordinanze locali, andamento reale del meteo. Il giorno giusto, in un palazzo, coincide quasi sempre con il punto in cui il riscaldamento smette di difendere il comfort e comincia soltanto a consumare.

Un riferimento pratico funziona bene quasi ovunque: quando per diversi giorni consecutivi le massime stanno oltre i 15 gradi, le mattine perdono rigidità e la casa conserva temperatura senza fatica, il distacco può partire serenamente. Gli edifici ben isolati arrivano prima a questo passaggio. Le case umide, esposte a nord o poco efficienti lo raggiungono con più lentezza. Il corpo, alla fine, resta un buon termometro, purché non venga viziato da stanze tropicali.

Anche lo scaldacqua merita misura

La primavera porta con sé anche un altro dettaglio che pesa in bolletta più di quanto sembri: l’acqua calda sanitaria. Tenere lo scaldacqua a temperature troppo alte allunga la spesa senza regalare un comfort proporzionato. Sul piano dell’equilibrio, la fascia 50-55°C resta quella più sensata: secondo il Ministero della Salute, in quel range viene inibita la proliferazione della Legionella, mentre valori oltre i 60°C riducono progressivamente il numero di colonie in base al tempo di esposizione.

Anche le vacanze meritano un minimo di strategia. Per assenze lunghe, il boiler elettrico o lo scaldacqua ad accumulo possono essere spenti o messi in modalità vacanza, quando disponibile. Al rientro, per ragioni igieniche, il Centro Tutela Consumatori Utenti raccomanda di riportare il boiler almeno a 65°C prima dell’uso. È una piccola attenzione che evita sprechi durante l’assenza e rimette l’impianto in carreggiata quando si torna a casa.

La decisione giusta, alla fine, possiede una forma molto semplice. Sta a metà strada tra il calendario e il buon senso. Il riscaldamento va spento quando smette di proteggere la casa e comincia a trattenere l’inverno per abitudine. E le abitudini, in questa stagione, costano sempre più del necessario.

Fonte: ENEA

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Articolo di Green Me