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Affari

Electrolux volta le spalle all’Italia: annunciati 1.700 licenziamenti e produzione dimezzata

Germana Carillo
12/05/2026 10:30:00

1.700 esuberi su oltre 4mila addetti. Tradotto il 40% della forza lavoro licenziata. Il colpo più forte è quello della chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi nelle Marche.

Così Electrolux, multinazionale svedese che opera nella produzione di elettrodomestici, volta le spalle all’Italia con il suo piano di riorganizzazione nuovo di zecca, con conseguente dimezzamento – ovvio – della produzione nazionale.

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La riduzione del personale interesserà tutti gli stabilimenti italiani del gruppo, a partire dalla chiusura del sito produttivo di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, dove impiega circa 170 persone. Non sono ancora stati comunicati nel dettaglio i numeri degli esuberi negli altri stabilimenti, tra cui Porcia, in provincia di Pordenone, Susegana, nel Trevigiano, Forlì e Solaro, nel milanese.

Il coordinamento nazionale di Fim, Fiom, Uilm ritiene inaccettabile l’annuncio e dichiara lo stato di agitazione permanente e 8 ore di sciopero nazionale, che saranno declinate in ogni stabilimento. Chiediamo al Governo un immediato intervento con una convocazione urgente al Mimit. Nei prossimi giorni coinvolgeremo le Istituzioni locali per chiedere loro di fare fronte comune con i lavoratori, dicono i sindacati, secondo cui tra i lavoratori coinvolti rientrerebbero anche circa 200 dipendenti con contratto a termine.

Anche il segretario generale della UIL, Pierpaolo Bombardieri, ha espresso forte preoccupazione, dichiarando che il sindacato non accetterà piani industriali basati esclusivamente sulla riduzione dei posti di lavoro. Ha inoltre chiesto al presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, di convocare immediatamente un tavolo con sindacati e governo, coinvolgendo anche il ministro Adolfo Urso, per difendere i livelli occupazionali e impedire ulteriori ridimensionamenti industriali.

Il dicastero – si legge in una nota il Ministero delle Imprese e del Made in Italy – intende svolgere tutte le attività di monitoraggio necessarie e mantenere un confronto costante e strutturato con l’azienda e le organizzazioni sindacali.

Ma il tempo delle note prudenti rischia di non bastare più. Davanti a 1.700 posti di lavoro in bilico, alla chiusura di uno stabilimento e a un taglio che ridisegna l’intera presenza produttiva di una multinazionale in Italia, la vertenza non può restare confinata al linguaggio del “monitoraggio”.

Servono un tavolo immediato, garanzie industriali vere e un’assunzione di responsabilità politica. Dietro i numeri degli esuberi ci sono territori, famiglie e un altro pezzo di manifattura italiana che rischia di spegnersi.

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Articolo di Green Me