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Salute

Il 94,5% dei comuni italiani è a rischio frane, erosione ed alluvioni, ma gli alberi possono proteggerci: ecco come

Rosita Cipolla
03/04/2026 09:37:00

L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti al rischio idrogeologico. E no, non si tratta di un’emergenza recente né di una percezione esagerata, bensì di una condizione strutturale che non possiamo permetterci di sottovalutare. Secondo l’ultimo Rapporto ISPRA (pubblicato nel 2025), il 94,5% dei comuni italiani presenta aree esposte a rischio di frane, alluvioni o erosione costiera. Questo scenario è il risultato di interazioni tra cause naturali (caratteristiche geologiche, pendenza dei versanti, precipitazioni intense) e fattori antropici (consumo di suolo, urbanizzazione non pianificata, disboscamenti, incendi).

Casi come quello di Niscemi, una città che sta facendo i conti con una delle frane più estese d’Europa, ci mostrano tutta la vulnerabilità dei nostri territori e la mancanza di cura e prevenzione. I dati parlano chiaro: la superficie del territorio nazionale classificata a pericolosità da frana è cresciuta del 15% in soli tre anni, dai 55.400 km² del 2021 ai 69.500 km² del 2024, pari al 23% dell’intero territorio nazionale.

ispra frane

@Report ISPRA

Che fare quindi? Per rendere più sicura e stabile la nostra penisola abbiamo bisogno di una migliore pianificazione e lungimiranza, ma uno dei migliori alleati per contrastare il rischio del dissesto idrogeologico è la natura stessa.

Foreste come scudo naturale

Gli alberi nelle non sono semplici elementi estetici, che regalano bellezza e ombra, specialmente nei mesi più caldi; fungono da vera e propria infrastruttura naturale in grado di proteggerci.

Gli alberi contribuiscono in modo concreto alla stabilità del suolo: le radici aumentano la coesione dei primi strati di terreno, la chioma intercetta parte delle precipitazioni e il suolo forestale favorisce l’infiltrazione, riducendo il ruscellamento superficiale. Questi processi sono particolarmente efficaci nel limitare erosione e frane superficiali, tra le più diffuse in Italia. – ci spiega Chiara Bruni, Ecosystem Restoration Team Leader in Etifor | Valuing Natur (società di consulenza ambientale, nata come spin-off dell’Università di Padova). – Questo ruolo è ben documentato anche dalla letteratura scientifica: studi recenti hanno ulteriormente confermato come il rinforzo radicale e la copertura vegetale possano migliorare la stabilità dei versanti, soprattutto negli strati superficiali del suolo. Detto questo, la riforestazione non elimina sempre il rischio, in particolare dove incidono fattori geologici profondi o una gestione del territorio non adeguata.

Nella nostra esperienza di consulenti ambientali abbiamo realizzato diversi progetti di riforestazione e gestione forestale mirati anche ad avere effetti positivi sui fenomeni come l’erosione del suolo. Attraverso l’iniziativa WOWnature, a Lio Piccolo nella laguna di Venezia, dal 2022 abbiamo messo a dimora oltre 20.000 alberi e arbusti lungo le arginature di un’antica valle da pesca abbandonata. L’abbandono delle attività di pesca aveva innescato un progressivo declino della copertura vegetale, e conseguentemente un processo di interrimento e di erosione delle arginature, a causa della marea. Abbiamo selezionato specie autoctone in base alle condizioni locali e ripristinato le antiche alberature. I primi monitoraggi indicano una riduzione dei fenomeni erosivi e un miglioramento delle condizioni microclimatiche, elementi che contribuiscono alla stabilità del sistema e alla tutela della biodiversità in un sito della rete Natura 2000.

Il ruolo degli alberi nei territori a rischio frane

In un territorio come Niscemi, gli interventi di riforestazione possono davvero invertire processi già avanzati di consumo del suolo? Ci sono delle specie arboree sono più adatte per stabilizzare i territori più fragili e per proteggere le coste da eventi estremi come il ciclone Harry? La risposta non è così scontata, come sottolinea Chiara Bruni:

In contesti come Niscemi bisogna essere molto chiari: la riforestazione da sola non è sufficiente a invertire processi di dissesto già avanzati. Quando un versante è instabile, serve prima di tutto un inquadramento geologico approfondito. Solo su questa base è possibile progettare interventi strutturali mirati, come la gestione delle acque e il consolidamento del terreno. La vegetazione può contribuire, ma è parte di una strategia integrata. Un altro punto critico riguarda la scelta delle specie. Non esistono alberi ‘giusti’ in assoluto: la selezione deve essere basata su condizioni locali come suolo, disponibilità idrica, esposizione e salinità. Nei versanti fragili, spesso funzionano meglio sistemi misti con specie autoctone arboree e arbustive, che creano una rete radicale più efficace.

Per quanto riguarda le zone costiere c’è anche un altro fattore da prendere in considerazione.

Nelle aree costiere, invece, la priorità non è tanto l’albero in sé, ma la ricostruzione di sistemi dunali e vegetazione pioniera capace di resistere a vento e salinità. Il rischio, quando si parla di riforestazione, è semplificare: piantare alberi è utile solo se si inserisce in un progetto ampio e coerente proprio come dice anche la campagna della Commissione Europea: l’albero giusto, nel posto giusto, al momento giusto” chiarisce l’esperta.

Leggi anche: Niscemi è “solo” il caso più drammatico, quasi 6 milioni di italiani vivono in territori a rischio frana: la mappa delle zone rosse

La riforestazione dopo la distruttiva tempesta Vaia

La presenza di verde e delle foreste svolge un ruolo fondamentale nel contrasto alle frane e all’erosione, facendo da barriera naturale contro questi fenomeni. Come evidenziato dagli esperti, le foreste svolgono un ruolo cruciale nella stabilizzazione dei versanti montuosi, particolarmente nelle aree vulnerabili soggette a frane o smottamenti, rendendo più sicure le comunità, esposte ai fenomeni naturali sempre più estremi e ricorrenti a causa della crisi climatica. E in questo contesto c’è un caso particolarmente interessante che vale la pena approfondire: le conseguenze sul territorio (e la sua vulnerabilità) della violenta Tempesta Vaia che si è abbattuta sul Nord-Est italiano, lasciando “ferite” che ancora oggi non si sono completamente rimarginate.

Come Etifor siamo stati coinvolti fin da subito nella gestione dei danni causati dalla tempesta Vaia nell’autunno del 2018, anche grazie alla collaborazione con diverse realtà locali. – racconta la dottoressa in Scienze Forestali Chiara Bruni – In quei mesi è nato il portale wownature.eu, proprio con l’obiettivo di raccogliere fondi e supportare interventi concreti sul territorio. Vaia ha abbattuto circa 15 milioni di alberi e colpito oltre 40.000 ettari di foreste: non è stato solo un evento meteorologico, ma una perdita su larga scala della funzione protettiva dei boschi. Questo evento ha reso evidente quanto la copertura forestale sia strettamente legata alla stabilità del territorio montano. In molte aree, la perdita improvvisa di bosco ha alterato l’equilibrio dei versanti: meno protezione del suolo, maggiore esposizione all’erosione e una gestione più complessa del deflusso delle acque. Non significa che aumenti automaticamente il rischio di attivazione di fenomeni franosi, ma cresce in modo significativo la vulnerabilità del sistema, soprattutto nel breve-medio periodo successivo all’evento. Per questo, dopo Vaia, il tema non è stato solo il ripristino forestale, ma la gestione del rischio, attraverso interventi integrati su vegetazione, suolo e dinamiche idrologiche.

La foresta non è solo un elemento ambientale, ma un’infrastruttura di protezione: quando viene meno il bosco, il suolo rimane scoperto e il territorio diventa più fragile. Per questo è fondamentale sviluppare progetti di riforestazione su misura e multifunzionali, che coinvolgano sia le imprese locali — la cui continuità è strettamente legata alla salute del territorio — sia le istituzioni responsabili della sua gestione. Sono interventi complessi e spesso di lungo periodo, ma sono gli unici in grado di generare impatti duraturi.

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Articolo di Green Me