A Pornainen, piccolo comune finlandese a nord-est di Helsinki, la transizione energetica ha la forma poco romantica di un grande cilindro industriale. Alto circa 13 metri, largo 15, pieno di 2.000 tonnellate di steatite frantumata, un materiale simile alla sabbia per funzione d’uso e capace di trattenere calore a lungo. Dentro quel silos lavora la più grande batteria a sabbia oggi in funzione, sviluppata dalla finlandese Polar Night Energy per la rete di teleriscaldamento gestita da Loviisan Lämpö. Dopo un anno di attività, i numeri sono quelli che contano: le emissioni climatiche della rete locale sono scese del 70%.
Il principio è piuttosto semplice, almeno da spiegare. Quando c’è elettricità rinnovabile disponibile, soprattutto da eolico e solare, il sistema la usa per produrre calore. Quel calore viene accumulato nella massa minerale e poi rilasciato quando serve alla rete di teleriscaldamento, attraverso uno scambiatore. In pratica, l’energia elettrica in eccesso diventa calore conservato per giorni o settimane, pronto a scaldare edifici pubblici, case e servizi senza accendere combustibili fossili. La stessa azienda parla di un rendimento superiore all’85% nel primo anno.
Meno olio, meno biomassa, più stabilità
La batteria a sabbia di Pornainen ha una potenza termica di 1 MW e una capacità di accumulo di 100 MWh, dieci volte superiore rispetto al primo impianto installato nel 2022 a Kankaanpää. In estate può coprire quasi un mese di domanda termica locale, in inverno circa una settimana. La rete ha mantenuto una continuità di fornitura del 100% e, insieme al taglio delle emissioni, ha ridotto del 60% il consumo di biomassa, in particolare cippato di legno, azzerando l’uso ordinario di olio combustibile.
Qui il dettaglio interessante sta nel materiale. La steatite usata nell’impianto arriva come sottoprodotto della produzione di caminetti ad accumulo termico di Tulikivi. Significa che il sistema sfrutta un flusso laterale industriale invece di chiedere materiale vergine apposta. La parola “sabbia”, quindi, va letta in senso pratico: materiale solido, granulare, economico, stabile, capace di immagazzinare calore. La batteria non restituisce elettricità alla rete, almeno in questa versione. Restituisce calore, e lo fa dove il calore serve davvero: nel riscaldamento urbano e, in prospettiva, nei processi industriali che oggi dipendono ancora da gas naturale o olio.
La parte meno appariscente è quella più utile
La batteria a sabbia lavora anche sul lato economico. Loviisan Lämpö può caricarla nelle ore in cui l’elettricità costa meno, con prezzi di acquisto inferiori del 70-80% rispetto alla media spot e, in alcuni mesi, con differenze oltre il 90%. Questo permette alla rete di scaldare quando serve, comprando energia quando conviene. Un dettaglio poco scenografico, però essenziale in Paesi dove freddo, prezzo dell’energia e sicurezza delle forniture stanno nello stesso fascicolo.
La tecnologia resta ancora giovane e il costo d’investimento pesa. Polar Night Energy sta già lavorando a un progetto diverso a Valkeakoski, sempre in Finlandia, per testare una batteria capace di trasformare il calore accumulato anche in elettricità. Lì la sfida diventa più dura: temperature più alte, materiali più resistenti, efficienza da dimostrare e una domanda molto pratica da risolvere, cioè quanto tutto questo possa costare davvero su scala commerciale. Ne ha parlato anche Live Science, raccontando proprio il tentativo di fare il passo successivo: accumulare calore e poi riconvertirlo in elettricità.
Per ora, però, Pornainen basta a dire una cosa concreta: l’accumulo termico può togliere combustione dove la combustione sembrava inevitabile.
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