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Istruzione

Come la lettura cambia il tuo cervello pagina dopo pagina

Ilaria Rosella Pagliaro
11/01/2026 20:34:00

La lettura non è un gesto automatico, né un talento con cui nasciamo. È una conquista lenta, costruita nel tempo, che lascia tracce profonde nella nostra mente. Ogni volta che leggiamo, il cervello si mette al lavoro in modo sorprendentemente complesso: collega aree diverse, rafforza reti, ne crea di nuove. Non si limita a riconoscere lettere o parole, ma trasforma segni neri su fondo bianco in immagini, emozioni, ricordi, significati. È un processo così potente che oggi le neuroscienze lo considerano una vera e propria palestra per il cervello.

A differenza del linguaggio parlato, che emerge spontaneamente nei bambini, la lettura è una tecnologia culturale recente. Il cervello umano non si è evoluto per leggere: ha dovuto adattarsi. Quando impariamo, non nasce una nuova area dal nulla, ma entrano in gioco regioni già esistenti, originariamente dedicate alla visione, al linguaggio orale, al movimento e alla memoria. È un lavoro di riorganizzazione profonda, reso possibile dalla neuroplasticità, cioè dalla capacità del cervello di cambiare struttura e funzionamento in risposta all’esperienza.

Questa idea, spiegata in modo chiaro anche in un video della BBC dedicato a come la lettura modifichi il cervello, ci ricorda che leggere non è affatto un atto passivo. È un allenamento continuo che rende più efficienti le connessioni tra le aree cerebrali, fino a farci leggere con naturalezza, quasi senza accorgercene. Ma quella facilità è il risultato di anni di adattamenti invisibili.

Cosa succede nel cervello quando leggiamo?

A dare una base solida a queste intuizioni è arrivata una grande meta-analisi pubblicata nel 2025 su Neuroscience & Biobehavioral Reviews, che ha messo insieme i risultati di 163 studi di neuroimaging condotti su adulti. Un lavoro imponente, che permette di osservare la lettura non come un singolo esperimento isolato, ma come un fenomeno complesso visto da molte angolazioni.

Da questa analisi emerge con chiarezza che leggere attiva soprattutto una rete di aree cerebrali legate al linguaggio, prevalentemente localizzate nell’emisfero sinistro. È una conferma importante: la lettura si innesta sulle strutture del linguaggio orale, ma le riorganizza e le potenzia. Allo stesso tempo, lo studio mostra qualcosa che per anni è stato sottovalutato: anche il cervelletto, tradizionalmente associato al movimento, partecipa in modo costante ai processi di lettura, soprattutto quando è coinvolta l’articolazione, anche solo “silenziosa”.

Un altro dato interessante riguarda il fatto che il cervello non reagisce allo stesso modo in ogni situazione. Leggere una singola parola non è la stessa cosa che leggere una frase o un testo lungo, così come leggere ad alta voce non equivale a leggere in silenzio. Cambia il tipo di impegno richiesto, e cambiano le aree che si attivano. La lettura, insomma, non è un gesto unico, ma una famiglia di processi diversi.

Quando le storie lasciano il segno

C’è poi un aspetto che affascina particolarmente: ciò che resta dopo. Alcuni studi hanno osservato che leggere un romanzo per più giorni consecutivi può modificare la connettività del cervello anche a riposo. In pratica, il cervello continua a “lavorare” sulla storia anche quando non stiamo leggendo. È come se l’esperienza narrativa lasciasse una traccia temporanea, una sorta di eco neurale che persiste nel tempo.

Questo aiuta a capire perché spesso ci sentiamo cambiati dopo un libro intenso. Non è solo un’impressione: leggere storie coinvolgenti significa simulare mondi, azioni ed emozioni, e il cervello reagisce come se stesse vivendo qualcosa di reale.

Quando seguiamo i pensieri di un personaggio, quando cerchiamo di interpretarne le scelte o le contraddizioni, stiamo esercitando una capacità fondamentale: comprendere la mente altrui. La psicologia la chiama “teoria della mente”. Alcuni studi suggeriscono che la lettura di narrativa, soprattutto quella più complessa, possa migliorare temporaneamente questa abilità, rendendoci più attenti alle sfumature emotive e alle intenzioni degli altri.

Non è una formula magica, né un automatismo, ma è coerente con ciò che sappiamo sul funzionamento del cervello: leggere non significa solo accumulare informazioni, ma allenare la capacità di interpretare il mondo umano, con tutte le sue ambiguità.

Alfabeti e caratteri

Il cervello si adatta anche al modo in cui leggiamo. Le lingue alfabetiche, come l’italiano, si basano su lettere e suoni, mentre altri sistemi di scrittura, come i caratteri cinesi, richiedono un’elaborazione visiva più complessa e una memoria delle forme più raffinata. Questo non significa che un sistema sia superiore a un altro, ma dimostra quanto il cervello sia flessibile.

Di fronte a richieste diverse, la mente costruisce strategie differenti, attivando reti specifiche per affrontare il compito. La lettura, in tutte le sue forme, resta quindi un esempio straordinario della capacità del cervello umano di adattarsi e reinventarsi.

Fonte: Neuroscience & Biobehavioral Reviews

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Articolo di Green Me