Il nostro Paese è sempre più esposto all’intensificarsi degli eventi climatici estremi e delle catastrofi naturali. Terremoti, alluvioni e tempeste convettive non sono più “eccezionali” ma una triste normalità, con costi economici e sociali sempre più elevati. È quanto emerge dal Natural Risk Forum, un nuovo Think Tank promosso da Unipol, che ha presentato il Natural Risk Index (NRI), la prima mappa sull’impatto economico di questi fenomeni in Italia.
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Lo studio rivela dati allarmanti: ogni anno, le catastrofi naturali costano all’Italia circa 7 miliardi di euro. A fronte di questi costi, ben 41 milioni di unità immobiliari nel territorio nazionale sono potenzialmente esposte a tali eventi.
Cos’è il Natural risk index (NRI)?
Il Natural Risk Index (NRI) è un indicatore innovativo che mira a fornire una misurazione sintetica e comparabile dei rischi catastrofali a livello regionale. Sviluppato in collaborazione con Gallagher Re, l’NRI integra tre dimensioni fondamentali del rischio:
- Pericolosità: la probabilità che un evento dannoso si verifichi.
- Esposizione: il valore economico dei beni e delle attività presenti in un territorio soggetto a eventi.
- Vulnerabilità: la predisposizione di tali beni a subire danni economici.
L’analisi si è concentrata sul patrimonio immobiliare esposto in tre macrosettori: imprese, abitazioni ed edifici pubblici, escludendo le infrastrutture.
L’Italia sotto la lente del Natural risk index
La ricerca offre una fotografia dettagliata della vulnerabilità italiana:
Costi e danni attesi
Negli ultimi 12 anni, terremoti, alluvioni e tempeste convettive hanno generato costi complessivi per oltre 100 miliardi di euro. La maggior parte di questi è stata causata da alluvioni (44,8 miliardi) e tempeste convettive (36,4 miliardi). Il valore di ricostruzione complessivo degli immobili esposti ammonta a 14.400 miliardi di euro, circa sette volte il PIL nazionale. Questo dato include non solo il valore strutturale degli edifici ma anche il contenuto e il costo dell’interruzione delle attività produttive, fornendo una misura integrata dell’impatto economico totale.
Le regioni più a rischio
A livello regionale, il NRI ha identificato Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto come le regioni con il rischio complessivo più elevato. Questo è dovuto all’interazione tra l’elevata pericolosità naturale e l’alta concentrazione di valore economico. Le province con il maggior numero di beni esposti sono Roma, Milano e Napoli. Se si considera il costo medio atteso per abitante, Calabria, Emilia-Romagna e Umbria si posizionano in testa alla classifica, con un costo tipicamente compreso tra 100 e 200 euro annui, mentre Valle d’Aosta, Puglia e Sardegna sono in coda.
Il Protection Gap: una sfida urgente per l’Italia
Un dato particolarmente critico emerso dallo studio è il Protection Gap, ovvero la percentuale di costi da catastrofi naturali che non è coperta da assicurazione. In Italia, questo divario è pari a un impressionante 79%: su ogni 100 euro di danni potenziali, solo 21 sono assicurati. Ciò significa che la stragrande maggioranza dei danni ricade direttamente su cittadini, imprese e lo Stato. La percentuale varia significativamente tra le regioni, dal 72% in Trentino-Alto Adige (la regione con la maggiore copertura relativa) al 93% in Calabria.
Verso un’Italia più resiliente: la via della prevenzione e dell’adattamento
I rischi naturali non possono essere eliminati, ma possono e devono essere compresi, misurati e gestiti. Il NRI si pone proprio l’obiettivo di trasformare dati complessi in conoscenza utile per le Istituzioni, per orientare politiche di prevenzione e mitigazione, e per i territori, per acquisire maggiore consapevolezza delle proprie fragilità.
Enrico San Pietro, Group Insurance General Manager di Unipol, sottolinea:
“È evidente l’urgenza di adottare un approccio sistematico e integrato, fondato su una riduzione strutturale del rischio nelle aree più vulnerabili attraverso una maggiore diffusione delle coperture assicurative, lo sviluppo di politiche di prevenzione e adattamento basate su dati e analisi avanzate e il potenziamento della resilienza finanziaria e operativa del sistema economico.”
La prevenzione e la riduzione della vulnerabilità territoriale vanno oltre la dimensione strettamente assicurativa. Richiedono una governance della gestione complessiva del rischio basata su un vero partenariato pubblico-privato e sull’analisi scientifica dei dati, come evidenziato da Stefano Genovese, Head of Institutional & Public Affairs di Unipol. Comprendere a fondo le vulnerabilità del territorio e tradurle in azioni concrete di prevenzione, mitigazione e adattamento è, come afferma Luigi Ferrara della Presidenza del Consiglio dei Ministri,
“una priorità non più rinviabile, di fronte a fenomeni destinati a incidere sempre più sul futuro dell’Italia.”
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