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Istruzione

Scuola, la Corte Ue boccia l’Italia sulle assunzioni del personale ATA: “abuso dei contratti a termine”

Rebecca Manzi
13/05/2026 16:29:00

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha inflitto una pesante bocciatura all’Italia sul fronte delle assunzioni scolastiche. Al centro della sentenza c’è il sistema utilizzato per il personale ATA – amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici – giudicato incompatibile con il diritto europeo sui contratti a tempo determinato.

Secondo i giudici di Lussemburgo, il meccanismo italiano avrebbe favorito negli anni un ricorso eccessivo ai contratti precari, senza introdurre limiti chiari né strumenti davvero efficaci per evitare abusi. Una decisione che arriva dopo il ricorso presentato dalla Commissione Europea contro lo Stato italiano e che ora rischia di aprire un nuovo fronte politico e sindacale sul tema della scuola.

Perché l’Europa parla di abuso del precariato

Nel mirino della Corte è finita soprattutto l’assenza di regole precise sulla durata e sul numero dei rinnovi dei contratti a termine. Per Bruxelles, il sistema italiano permette di utilizzare personale precario anche per coprire esigenze che in realtà sono permanenti e strutturali. La sentenza sottolinea infatti che la normativa italiana “non fissa alcun limite” né alla durata massima né al numero dei contratti temporanei per il personale ATA.

Un vuoto normativo che, secondo i giudici europei, apre la strada a un utilizzo reiterato dei lavoratori precari senza reali garanzie di stabilizzazione. Non solo. La Corte critica anche il funzionamento dei concorsi pubblici per l’assunzione a tempo indeterminato. Le selezioni vengono organizzate senza una scadenza regolare e prevedibile, rendendo il percorso verso la stabilizzazione lungo e incerto.

Il nodo dei due anni di servizio

Tra gli aspetti più contestati c’è il requisito dei due anni di esperienza a tempo determinato necessari per partecipare ai concorsi di stabilizzazione. Per la Corte Ue, questa regola produce un effetto paradossale: invece di ridurre il precariato, lo alimenta. Secondo i giudici, obbligare i lavoratori ad accumulare almeno due anni di supplenze incentiva il ricorso ai contratti temporanei anche quando i posti disponibili rispondono a esigenze durature delle scuole italiane. La Corte respinge inoltre la giustificazione della cosiddetta “flessibilità”. L’Italia, spiegano i magistrati europei, non ha indicato circostanze “precise e concrete” che rendano davvero necessario ricorrere continuamente a contratti a termine per il personale non docente.

Concorsi sporadici e sistema sotto pressione

Nemmeno i bandi pubblicati negli ultimi anni sono stati considerati sufficienti per correggere il problema. La sentenza evidenzia infatti che i concorsi restano troppo sporadici e imprevedibili per impedire gli abusi derivanti dalla successione di contratti precari. La decisione della Corte di Giustizia rappresenta così un nuovo richiamo europeo all’Italia sul tema dell’istruzione, settore già più volte finito sotto osservazione da parte della Commissione Ue. E ora il governo dovrà affrontare non solo il nodo normativo, ma anche quello sociale: migliaia di lavoratori ATA attendono da anni una stabilizzazione che, secondo Bruxelles, non può più essere rinviata.

Fonte: EUR-Lex – 62025CJ0155 – EN – EUR-Lex

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Articolo di Green Me