Primo maggio 2015, primo maggio 2026: undici anni dopo Milano guarda a Expo non più come un evento ma come un passaggio che ha cambiato il ritmo della città. C’è un prima di Expo. E c’è un dopo Expo. Ma cosa è rimasto oggi di Expo?
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Expo: 11 anni fa la grande inaugurazione. I ricordi e… cosa è rimasto a Milano
I ricordi indelebili di Expo 2015
Iniziamo da quello che è rimasto impresso nella memoria collettiva dei milanesi:
- la sequenza di vele bianche lungo il Decumano
- Palazzo Italia e le architetture sul Cardo, asse trasversale dello spazio espositivo
- i cluster tematici dedicati alle filiere alimentari e alle identità comuni
- la Collina Mediterranea con paesaggi e colture del bacino
- il Padiglione Zero, racconto delle origini della Terra
- i canali d’acqua attorno al sito tra suggestione e… polemiche
- Cascina Triulza, cuore civile dell’Expo
- l’Expo by Night tra eventi, musica e vita oltre il tramonto
- le code interminabili, in particolare quella leggendaria al Padiglione del Giappone
- l’Albero della Vita, icona scenografica e momento di partecipazione al tramonto
Questi i ricordi. Ma cosa è rimasto in città?
L’eredità in città
#1 MIND e i padiglioni “in fuga”
L’area Expo che ospitava 54 padiglioni è stata completamente smantellata, ma non tutto è scomparso: alcune strutture hanno trovato nuova vita altrove, diventando una sorta di eredità dispersa sul territorio. È il caso, ad esempio, del Padiglione dell’Uruguay, oggi riutilizzato a Origgio, trasformato in un ristorante, mentre altri elementi sono stati riadattati o spostati in contesti diversi.
Nel frattempo, l’area ha attraversato anni di incertezza, tra utilizzi temporanei e sperimentazioni, fino a imboccare una direzione definita con MIND – Milano Innovation District, dove stanno prendendo forma Human Technopole, il nuovo campus della Statale e l’ospedale Galeazzi, segnando il passaggio da spazio evento a pezzo stabile della città futura.
#2 Strutture riutilizzate
Alcuni padiglioni hanno trovato una nuova funzione dopo l’evento, dimostrando come anche architetture temporanee possano avere una seconda vita. È il caso dell’ex struttura del padiglione Coca-Cola, oggi trasformata in campo da basket nel Parco Robinson, diventata punto di riferimento per attività ricreative e urbane.
#3 Arredi urbani “ereditati”
Alcuni elementi dell’Expo sono entrati nella vita quotidiana dei milanesi, diventando parte dello spazio pubblico. Tra questi le panchine del padiglione tedesco, oggi presenti nel Giardino delle Culture, che rappresentano un esempio concreto di riuso e di continuità tra l’evento e la vita urbana, nato anche dalla scelta del Comune di chiedere ai Paesi partecipanti di lasciare una parte degli arredi.
#4 L’abitudine alle code
Le lunghe attese, diventate simbolo dell’Expo, sono entrate nell’immaginario collettivo in modo quasi inatteso, trasformandosi in una sorta di rito condiviso. Le file interminabili davanti ad alcuni padiglioni, in particolare quello del Giappone, hanno introdotto un’abitudine che allora appariva insolita e che negli anni successivi è diventata molto più familiare anche in altri contesti della vita quotidiana.
#5 Milano più internazionale
Expo ha lasciato una città più aperta e globale, cambiando la percezione stessa di Milano. Sentire lingue diverse per strada, vedere una presenza costante di visitatori internazionali e vivere un ambiente più mescolato è diventato normale, segnando un passaggio culturale che va oltre le trasformazioni fisiche della città.
#6 La spinta alle nuove costruzioni
Expo ha accelerato la trasformazione urbana e Milano non si è più fermata, con Porta Nuova che si è consolidata e ampliata dopo la prima fase con interventi come Torre Unipol, Pirelli 35 e I Portali (Gioia 20 e 21), rafforzando il suo ruolo di nuovo centro direzionale. CityLife ha completato il sistema delle Tre Torri e si espande con CityWave, il “grattacielo sdraiato” progettato da Bjarke Ingels, una struttura da circa 63.000 metri quadrati caratterizzata da una canopy continua tra 120 e 140 metri interamente rivestita di pannelli fotovoltaici.
#7 La Darsena
Riqualificata proprio in vista dell’Expo, la Darsena è passata da spazio di passaggio a uno dei luoghi più frequentati della città, tornando a essere un punto di incontro tra acqua, percorsi pedonali e attività urbane, con una trasformazione che ha inciso in modo concreto sulla vita quotidiana dei milanesi. Qui si tengono eventi dedicati agli sport acquatici e vengono realizzate installazioni durante la Design Week.
#8 Nuovi quartieri e nuove geografie urbane
Expo ha contribuito a cambiare la percezione di intere zone della città, portando quartieri prima marginali al centro della vita urbana e culturale. Aree come NoLo, Isola o SoPra tra Scalo Romana e Fondazione Prada, che ha dato il via alla rigenerazione della zona, hanno acquisito una nuova identità, mentre i milanesi hanno iniziato a riscoprire parti di città prima trascurate, ampliando la propria mappa mentale.
#9 L’Albero della Vita
Simbolo dell’Expo, è rimasto nell’area di Rho come presenza sospesa nel tempo, visibile ma non pienamente attiva per anni. Dopo utilizzi temporanei e fasi di inattività, è previsto il ritorno a pieno funzionamento entro il 2028, con un nuovo sistema di spettacoli e il ripristino della vasca e dei giochi d’acqua, riportandolo al ruolo di icona attiva e non solo memoria.
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#10 Le nuove infrastrutture di collegamento
Expo ha fatto da catalizzatore anche per le infrastrutture, accelerando opere e cambiando il modo di muoversi in città e verso l’esterno. Tra le più importanti realizzate per l’evento e ancora presenti ci sono:
- il potenziamento della rete ferroviaria e i collegamenti con Rho Fiera
- la M5, con le ultime stazioni inaugurate poco dopo la fine dell’evento
- e, negli anni successivi, l’apertura della M4 da San Cristoforo FS a Linate, progetto anch’esso concepito per il grande evento anche se posticipato nel tempo.