Un gruppo di ricercatori milanesi propone un metodo di costruzione marziano basato su materiali biologici. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da risorse terrestri sfruttando ciò che offre il pianeta. La ricerca colloca Milano in un filone storico che lega la città all’esplorazione del pianeta rosso.
Da Milano il progetto di case su Marte
# Il cemento vivente per le prime costruzioni su Marte
Al Politecnico di Milano è stato sviluppato un metodo di consolidamento della regolite marziana basato sull’impiego controllato di due microorganismi: Sporosarcina pasteurii e Chroococcidiopsis. La ricerca analizza la capacità di Sporosarcina di innescare la precipitazione di carbonato di calcio, processo che lega le particelle del terreno e ne aumenta la compattezza. Parallelamente viene studiato il ruolo del cianobatterio Chroococcidiopsis, scelto per l’elevata resistenza a radiazioni e condizioni di scarsissima disponibilità idrica. La combinazione delle due specie permette di ottenere un sistema biologico stabile, in grado di operare anche simulando l’ambiente marziano. L’obiettivo è verificare se la biocementazione possa sostituire materiali terrestri, riducendo il carico delle missioni e aumentando l’autonomia costruttiva sul posto. Le prove attuali esaminano diversi parametri di crescita e di deposizione minerale per definire una procedura ripetibile. La conferma definitiva richiederà il confronto con campioni reali di regolite marziana.
# L’idea di una filiera edilizia basata sul suolo marziano
Il materiale ottenuto attraverso l’azione combinata di Sporosarcina pasteurii e Chroococcidiopsis è destinato ai sistemi di stampa 3D per la costruzione di moduli abitativi e componenti strutturali su Marte. La biocementazione consente di trasformare la regolite in un impasto solido, utilizzabile per la produzione additiva senza ricorrere a leganti importati dalla Terra. Le prove meccaniche attualmente in corso valutano la resistenza e la durabilità dei manufatti stampati, con l’obiettivo di definire standard costruttivi applicabili in futuro alle basi marziane. La verifica definitiva del processo sarà possibile solo dopo l’arrivo dei campioni reali previsti dalla missione Mars Sample Return, da cui dipenderà la conferma della piena compatibilità con il suolo marziano.
# Da Milano alla “nascita” dei marziani: la scoperta di Schiaparelli
L’interesse milanese per Marte non nasce oggi. Nel 1877 Giovanni Schiaparelli, direttore dell’Osservatorio Astronomico di Brera, osservò con il telescopio Merz una rete di presunte strutture lineari sulla superficie del pianeta. Le definì “canali”, interpretandole come opere artificiali di una civiltà marziana avanzata. La notizia ebbe un’ampia diffusione internazionale e contribuì alla costruzione dell’immaginario extraterrestre moderno.
La mappa dei canali generò un dibattito scientifico e popolare durato decenni. Gli avvistamenti furono riprodotti e amplificati da osservatori di vari Paesi, consolidando la marziano-mania. Le missioni Mariner del 1965 e 1971 fornirono immagini complete della superficie, che però esclusero qualunque struttura artificiale. Il telescopio che permise le osservazioni è ancora attivo ed è conservato al Museo Astronomico di Brera. La vicenda rimane uno dei casi più emblematici di interpretazione ottica nell’astronomia ottocentesca.
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